L’ordine del tempo – Carlo Rovelli

Il testo è molto piacevole, è adatto a un vasto pubblico, è un successo editoriale e dimostra che saggi e scienza possono vendere anche in Italia.

Bene: abbiamo detto quello che stanno dicendo tutti.

Ora proverò a parlare dei contenuti.

Rovelli ci porta nel mondo della fisica contemporanea, ci spiega come il tempo e lo spazio siano frutto della nostra percezione del nostro angolo di universo con le sue regole e che basta un piccolo (in termini cosmologici si intende) viaggio o un salto nell’infinitamente microscopico per rendersi conto che il tempo cambia il suo scorrere e che lo spazio oscilla continuamente in degli stati mai pienamente determinati. Il tempo scorre in base al posto in cui siete, in base a quanto siete vicini ad un oggetto di grandi dimensioni o in base alla velocità che avete. Stiamo parlando di divergenze che sulla Terra non hanno senso se non in termini impercettibili. Non vi capiterà mai di invecchiare prima di qualcuno solo perché vivete qualche centinaio di metri più in alto, ma per capire è comodo immaginarlo.

Rimane, quindi, da intenderci su cosa sia questo tempo che scorre; chiarito che non stiamo parlando di un qualcosa di assoluto come facciamo a dire che il tempo scorre? Qui sta il fattaccio. Lo scorrere del tempo sarebbe dato dal passare da uno stato di scarsa entropia a un’esplosione della stessa e che questo fluire dell’entropia non sarebbe altro che la nostra percezione dell’universo.

Ok, facciamo un respiro e proviamo a parlare tra comuni mortali: se io ho due uova, del grano e dei chicchi di cacao; spacco le uova, macino il grano e il cacao, ho sminuzzato e diviso cose che erano unite… Provate a immaginare quante parti di albume resteranno fuori o al guscio nel cestino, piuttosto che all’enorme frammentazione data dalla trasformazione in polvere! Eppure poco dopo amalgamo tutto (un caos a livello molecolare!), metto in forno e tiro fuori una torta. Certo, apparentemente l’entropia è diminuita, la torta è un insieme coerente, ma rispetto cosa? Due uova sono molto più coerenti di un pasticcio bollente di roba che mai si sarebbe unita spontaneamente. La cosa peggiora: la torta viene tagliata, masticata e digerita nel mio stomaco, dove viene scomposta ancora una volta in tantissime parti! Eppure, i miei succhi gastrici potrebbero vedere nel bolo di torta mescolato a saliva il massimo dell’entropia, il giusto ordine delle cose…

L’universo – prosegue Rovelli – è composto da eventi e non da cose. Io sono qui, ora e sono una rappresentazione coerente (a dire il vero pochissimo, ma questo non vi interessa) in via transitoria, tuttavia da un punto di vista cellulare e molecolare sto cambiando continuamente, la mia volontà è in balia di fattori esterni, la mia persona prima o poi morirà, così come moriranno tutte le persone che conosco, i ricordi di me, le mie relazioni sociali, le persone che mi amano, odiano, aspettano con ansia o urlano contro… Gli atomi che mi compongono in questo momento possono essere gli stessi atomi dei capelli di Marilyn Monroe, gli stessi di un filo d’erba su cui urinò un soldato vandalo poco prima di saccheggiare Roma nel 455, gli stessi di un anello di un qualche pianeta che esistette prima del nostro sistema stellare (va bene, avete capito).

L’universo non è statico e il tempo come lo viviamo è dato dalla necessità del nostro cervello di ordinare le cose, catalogarle e permetterci di continuare a vivere (malignamente direi darci una scusa per…), eppure scoprire che il tempo non è poi così assoluto non cambierà di una virgola la nostra vita, continueremo a vivere un po’ tiranneggiati e un po’ impauriti dallo scorrere delle cose, continueremo ad innamorarci, deprimerci, impaurirci, infuriarci, morire, trasformarci, ballare, cantare… E continueremo a leggere, per fortuna, in questa valle di lacrime in cui accadiamo come entità incoerenti e instabili per qualche decennio (anzi per un qualcosa che definiamo decenni).

Per questo, a nome di tutti noi accadimenti temporanei che contribuiamo a realizzare VirgoLette, vi saluto a cuor leggero, pensando che infondo non sentirete la nostra mancanza, in qualche modo – che non mi è ancora del tutto chiaro -, questa pausa dal blog non è reale.

Fate buone vacanze.

Gabriele Germani

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