Qualcuno voló sul nido del cuculo – Milos Forman

In queste ultime notti estive, fatte di profumi che lentamente si estinguono, ho deciso di espiare una colpa che da troppo tempo macchiava la mia cultura cinematografica. Già… perché nonostante “Qualcuno volò sul nido del cuculo” fosse un titolo che lambiva la mia curiosità da tempo immemore, non mi ero mai decisa a mettermi comoda e a spingere il tasto play.

Stanotte l’ho fatto. Finalmente.

Passeggiamo pigramente con lo sguardo attraverso immagini che ci mostrano la complessa semplicità della “libertà”, e lo facciamo distrattamente e con superficialità. Non ci accorgiamo quindi di venire condotti docilmente a varcare una soglia, che chiudendosi alle nostre spalle ci intrappolerà insieme ai personaggi di questa storia. A entrare appena dopo di noi è Randle Patrick McMurphy.

A incarnare i panni del riottoso, brillante, sovversivo e umano protagonista è un Jack Nicholson capace di portare a galla una gamma di emozioni talmente vasta da risultare “pazzesca”. Il suo ingresso nel lindo incubatoio di persone definite psicotiche, violente e mentalmente instabili è frutto del bisogno di fingersi a sua volta “pazzo” per sfuggire alle sue grane con la giustizia. McMurphy è uno visibilmente sopra le righe, poco avvezzo alle regole e dannatamente intelligente. La sua è quella che crede una permanenza con una breve scadenza, che lo porta incautamente a entrare in conflitto con la rigida caposala Ratched. Quando scoprirà che la sua permanenza potrebbe prolungarsi all’infinito, decide di evadere.

La sua permanenza all’interno del manicomio lo porterà ad entrare in empatia con gli altri pazienti, che da semplici “picchiatelli” lentamente diventeranno ai suoi occhi “persone” affamate di libertà e normalità. Il suo anticonformismo lo renderà lentamente un “faro” da seguire, un monito a non lasciarsi sopraffare da regole sterili e orari che scandiscono senza via di scampo la loro esistenza emarginata e solitaria.

Il film si muove in ambienti ristretti, tra grate e serrature a doppia mandata, e benché mostri un luogo pensato a misura di paziente è impossibile non respirare l’aria stantia e claustrofobica dell’internamento. Ogni paziente emerge con chiarezza all’interno delle sedute comuni, dove i loro drammi sono impietosamente trascinati sotto il giudizio corale dalla gelida caposala. In un loop interminabile le loro vite si avvitano ai crepacci emozionali che abitano le loro anime, legandoli allo stato di “folli” e alla sicurezza effimera che il manicomio può offrirgli.

Dopo un’ultima notte trascorsa con gli amici più reali che probabilmente ha mai incontrato lungo il suo cammino, McMurphy progetta la sua fuga in Canada insieme al colossale indiano Bromden. Quest’ultimo si finge sordo-muto, solo per paura di dover affrontare la realtà che lo attende fuori dal manicomio. La notte però passa, regalando un momento di profonda calma e bellezza a McMurphy in un lungo e bellissimo momento dove solo il frinire delle cicale interrompe il silenzio. Il nuovo giorno però porta con se un epilogo drammatico. E dopo il suicidio del fragile e giovanissimo Billy, istigato dalla caposala, McMurphy esploderà un impeto violento che lo porterà a tentare di strangolare la donna. Il veto calerà impietoso su McMurphy che trascinato via verrà reso inoffensivo da una lobotomia.

La libertà fisica e mentale di McMurphy è spezzata, annullata e ridotta a briciole sparse su un pavimento. Bromden sa che l’uomo ridotto ad una bambola di pezza che stringe in un abbraccio tenero e pieno di riconoscenza non merita di essere lasciato a consumarsi in un letto, e lo soffoca prima di riconquistare la sua libertà fuggendo.

Qualcuno volò sul nido del cuculo” mi ha fatta ridere, sperare e arrabbiare. Mi ha fatto desiderare la libertà, come se ne fossi priva e mi ha ricordato che nulla può essere troppo grave per privarne qualcuno.

Spero che li fuori siano in pochi ad aver commesso il mio stesso errore, aspettando troppo tempo prima di guardare questo film. Se così fosse lasciate perdere le incombenze, gli orari da rispettare e le scadenze e fatevi bucare il cuore da questo capolavoro tratto dal romanzo di Ken Kesey e diretto da Milos Forman.

Serena Aronica

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