Il serpente e l’arcobaleno – Wes Craven

In questa giornata dal sapore più dolce, dove l’artiglio diabolico del caldo Africano sembra arretrare, è tempo si rispolverare un titolo che forse i più “antichi” come me conoscono e apprezzano. Per tutti gli altri è invece il momento buono per recuperare una pellicola che striscia fuori dai meandri degli anni ’80, epoca d’oro che ci ha regalato alcune delle pellicole di genere più significative.

Riavvolgendo il nastro del tempo approdiamo al 1988, anno in cui Wes Craven ci regalava una chicca come Il Serpente e l’Arcobaleno (basato sul libro The Serpent and the Rainbow di Wade Davis). Un film permeato dalla magia, dalle credenze popolari e dalla potente malia che queste possono avere sulla mente umana. Craven ridipinge il volto macilento degli zombie, non più famelici e ciechi mostri alla ricerca di carne, ma vittime plagiate e derubate della propria libertà.

In una Haiti dominata dalla repressione sanguinaria del dittatore Francois Duvalier, il giovane antropologo Dennis Allan (Bill Pullman) si addentra nella cultura Voodoo alla ricerca di un presunto maestro di scuola reso zombie. Lo scetticismo iniziale ben presto viene leso e Allan è trascinato in vortice costellato da Bakor, rituali magici e polveri in grado di rendere le persone morti viventi.

Il forte legame tra la popolazione haitiana e il mondo degli spiriti trasuda attraverso tutta la pellicola. Ed è questo uno dei maggiori punti di forza del film di Craven, che riesce a cucire addosso allo spettatore un sudario fatto di credenze magiche che radicano in profondità. Attraverso lo stregone, assetato di potere e bieco, Craven ci mostra la faccia spregevole di un sistema che piega la volontà della massa annichilendola con il bastone ritorno della superstizione e della privazione della libertà.

Il Serpente e l’Arcobaleno è una pozione voodoo, da bere d’un fiato. Un viaggio allucinato attraverso un mondo impalpabile ma pronto a ghermire.

Nonostante gli anni, resta un film altamente godibile e a suo modo crudo. Craven ci mostra una visione insolita e più “umana” dello zombie, spogliandolo della sua bestialità e mostrandocelo come un uomo che ha perso la sua più grande ricchezza, la libertà.

Aspettate quindi la prima notte di tempesta e lasciate che la calda ed esotica malia voodoo vi abbracci.

Serena Aronica

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
0 Commenti

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

©2017 virgoletteblog.it ideato da Filippo Piccini sito web realizzato da Riccardo Spadaro

Log in with your credentials

Forgot your details?