Break Up (L’uomo dei cinque palloni) – Marco Ferreri

«Mi sono messo in testa di sapere quanta aria entra in un pallone, è un chiodo fisso», questo è ciò che va ripetendo Mario nel corso degli 85′ minuti che compongono “Break Up”, film di Marco Ferreri meglio noto come “L’uomo dei cinque palloni”. A dire il vero, non sappiamo quanti conoscano le reali vicissitudini di un film che definire “maledetto”, sarebbe quanto di più appropriato, dal momento che il suo produttore Carlo Ponti, trovandosi tra le mani un oggetto non identificato, ne decise più volte le sorti relegandolo nella categoria dei film invisibili, che ora grazie alla Cineteca di Bologna e il Museo Nazionale del Cinema di Torino, ritrova luce nel puntuale restauro realizzato dal laboratorio L’Immagine Ritrovata, che presenta la pellicola nella sua versione integrale realizzato tra il 1963  e il 1967.

Ma andiamo con ordine. Il film, interpretato da Marcello Mastroianni e Catherine Spaak narra la strana ossessione di Mario, mediocre industriale proprietario di una fabbrica di caramelle, in procinto di sposarsi con Giovanna che un giorno in seguito ad un banale episodio entra in un vortice surreale senza ritorno. Dopo aver raccolto uno dei palloncini gonfiabili utilizzato dalla sua ditta come gadget pubblicitario, inizia a chiedersi fino a che punto, esattamente, un palloncino possa essere gonfiato prima di esplodere. Decide di rivolgersi a diversi esperti scientifici per trovare una soluzione al proprio dilemma, ma non troverà una risposta, finendo per morirne suicida.

Il film viene iniziato a girare a Milano verso la fine del 1963, ottiene il visto di censura, è prevista una distribuzione, quando inaspettatamente Carlo Ponti decide di bloccarlo, “ritenendo che il lavoro non avrebbe riscosso i consensi del pubblico” o perchè “preoccupato del buon nome degli attori protagonisti”. La situazione è in fase di stallo,fino a quando il produttore all’insaputa di Ferreri decide di ridurre il lungometraggio ad episodio ed inserirlo nella pellicola “Oggi, domani, dopodomani”. Dopo il successo internazionale di “Blow up” di Antonioni, Ponti decide di rimettere mano al film, invita Ferreri a girare nuove scene, viene raddoppiato, rimusicato, rimissato ed è pronto nell’autunno del 1967. Nonostante le illusioni di Ponti e Ferreri il film non uscirà mai pubblicamente in Italia.

Eppure la tranquilla e monotona vita di Mario, supervisionata dall’occhio beffardo e grottesco di Ferreri, rappresenta una metafora lancinante al consumismo e al neocapitalismo. In pieno boom economico, il regista osa una critica ad una società basata e chiusa su fragili certezze, segnata dall’incomunicabilità, dove un semplice palloncino la fa da padrone con suo non essere quantificabile, mandando in pezzi la vita di un individuo. Una società, basata su un finto benessere, sempre sul punto di esplodere, alla ricerca continua di espansione che induce gli uomini ad una lenta e agognata autodistruzione. “E’ una storia paradossale, ma anche la realtà spesso lo è…”. Così parlò Marco Ferreri uno dei più grandi autori italiani, amatissimo dalla critica francese e spagnola e il più delle volte ignorato in Italia.

Laura Pozzi

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