Humboldt, l’esploratore della natura e delle sue interconnessioni

Il 14 settembre del 1769 nasceva una delle figure in assoluto più brillanti nella storia delle scienze della natura, Friedrich Heinrich Alexander Freiherr von Humboldt, per gli amici Alexander von Humboldt.
Come saprete, ogni tanto, ci dedichiamo alle vite di scienziati che hanno segnato il corso della storia e, anche in questo caso, si tratta di un personaggio straordinario cui dobbiamo molto, soprattutto per quanto riguarda la concezione della natura. Anche lui, come altri grandissimi di cui abbiamo parlato, non fu unicamente uomo di scienza e, forse anche per questo, dotato di larghe vedute e vivace intuito.

Se il suo nome non vi dice niente è ben strano perché è l’uomo che ha dato il suo nome a più cose nel mondo! Non solo, anche nell’universo, perché la Luna ha un mare a lui dedicato e un asteroide porta il suo nome. Quasi 300 piante, 100 animali e decine di minerali rendono omaggio ad Alexander von Humboldt. Moltissimi anche i luoghi che portano tutt’oggi il suo nome: più di quelli dedicati a qualunque altro scienziato ed esploratore. Quattordici città negli Stati Uniti, una in Canada, montagne in Australia, Antartide, Nuova Zelanda, il più esteso ghiacciaio della Groenlandia.

Oggi raccontiamo di un grande naturalista, di un curioso esploratore ma anche di uno scrittore dalla vita straordinaria.

Nato a Berlino, età anni 28, altezza metri 1.70, capelli bruno-chiari, occhi grigi, grande naso, fronte aperta segnata da cicatrici di vaiolo… viaggia per acquisizione di sapienza. Questa l’affascinante descrizione sul suo passaporto francese perché, nonostante fosse il secondo figlio di una ricca famiglia aristocratica prussiana, Parigi era, all’epoca, la capitale europea della cultura e della scienza. Impossibile resistergli, soprattutto per uno che a vent’anni era già esperto di botanica e mineralogia e che il noto filosofo Friedrich Schiller, amico di suo fratello Wilhelm, descrisse come «un ragazzo con talmente tanti interessi che difficilmente riuscirà a combinare qualcosa nella vita».
Che altro può fare uno così, se non il naturalista?

Il naturalista con una visione poetica del mondo. Come altro definireste uno che appronta uno strumento per misurare l’intensità del blu del cielo?
A vent’anni, in compagnia del fisico Horace-Bénédict de Saussure, si trova sulle alpi svizzere per mettere a punto il cianometro. Salirono sul Monte Bianco, vagarono per le valli di Chamonix col naso all’insù ed elaborarono lo strumento  che aveva come scopo quello di classificare tutte le possibili sfumature del cielo. Arrivarono a contarne, e colorarne, ben 53. L’obiettivo dei due studiosi era di capire il motivo per cui il cielo è più azzurro in certi giorni  piuttosto che in altri. Scoprirono, così, che il colore è dato dalla presenza maggiore o minore di vapore acqueo nell’aria.

Il cianometro è conservato nella biblioteca di Ginevra, in Svizzera.

La Svizzera non poteva certo bastare, era l’epoca delle grandi esplorazioni geografiche, dei viaggi carichi di speranza ed eccitazione verso l’ignoto, alla ricerca di nuove terre, nuovi popoli, nuove scoperte scientifiche per medici e naturalisti che s’imbarcavano. Il giovane Humboldt aveva studiato fisica, chimica e geologia e, dopo aver conosciuto il naturalista e rivoluzionario Georg Forster, capì che, come lui, avrebbe dedicato la sua vita ai viaggi e alle scoperte.

Rinunciò a una vita di benessere e privilegi per dedicarsi alla scoperta dei meccanismi della natura. Dopo la morte della ricca madre, infatti, approfittò dell’eredità di questa per esplorarlo in lungo e in largo.

Il desiderio di Humboldt era partire alla scoperta del Nuovo Mondo.

A trent’anni salpa dalla Spagna a capo di una spedizione diretta in America Latina, equipaggiata di ogni strumento di misurazione allora conosciuto e in compagnia del botanico francese Bonpland. Dopo una breve tappa a Tenerife, arrivano a Cumanà, in Venezuela, dove si trovano ad osservare il passaggio delle Leonidi. Si inoltrano nel paese navigando lungo il fiume Orinoco ed esplorando il sistema fluviale del Rio delle Amazzoni. Catturano e studiano le anguille elettriche.

Dopo aver visitato Cuba e la Colombia, nel 1802 decidono di scalare il vulcano Chimborazo, sulle Ande, all’epoca creduto la vetta più alta del mondo. Humboldt e compagni, coraggiosamente o incoscientemente equipaggiati come si farebbe per una gita fuori porta, si fermeranno a circa 6000 metri di altitudine a causa del mal di montagna. Per circa 30 anni mantennero il record di altitudine raggiunta durante una scalata.

By Alexrk translated by Cäsium137 (T.), via Wikimedia Commons.

Una volta in Perù, ebbero l’occasione di osservare il transito di Mercurio. Si fermarono in Messico per un anno, continuando le osservazioni e le ricerche scientifiche. Oggetto del suo interesse non erano solo le piante, gli animali e i minerali delle zone esplorate ma anche la storia di quei luoghi. Una volta negli Stati Uniti, furono ricevuti dal presidente Thomas Jefferson.

Dopo cinque anni, alla fine della spedizione, aveva studiato decine di migliaia di specie vegetali, molte sconosciute, preparato mappe geografiche e, unendo le due cose, introdotto il concetto di fitogeografia. Lo studio della distribuzione delle comunità vegetali in relazione al clima ed alle condizioni paleogeografiche nasce qui.
Le numerose osservazioni su uragani e su altri fenomeni meteorologici lo portano a scoprire la corrente marina fredda che lambisce le coste del Cile e del Perù che, in suo onore, verrà chiamata corrente di Humboldt.

Scrive di geologia e di geografia ma descrive anche la società sudamericana, criticando il colonialismo e sostenendo le rivoluzioni in America Latina. Ammirava gli Stati Uniti per le idee di eguaglianza e libertà ma li biasimava per non aver abolito la schiavitù.

Con la pubblicazione del resoconto del viaggio si guadagna un’enorme popolarità, diventando un punto di riferimento per la comunità scientifica. Aveva speso tutti i soldi per i viaggi e, nonostante i suoi scritti andassero a ruba, non riusciva a metterne da parte. Era convinto che la conoscenza dovesse essere condivisa e disponibile per tutti, motivo per cui le sue affollate lectures all’Università di Berlino erano aperte al pubblico e completamente gratuite.

A quasi sessant’anni si fece finanziare una spedizione in Russia dallo zar Nicola I con la scusa di ottenere informazioni su possibili giacimenti minerari da sfruttare. Nel giro di sei mesi percorse 15000 chilometri, dai monti Urali arrivando fino ai confini con la Cina. Ne approfittò per fare esperimenti e studiare la natura del mar Caspio, descrivere famiglie di pesci, raccogliere campioni di piante e di pietre. Odiò viaggiare in quelle condizioni, scortato e controllato in tutto e per tutto da soldati e funzionari dello zar.

Di ritorno, volle dedicarsi all’ambizioso progetto di un volume che raccontasse tutto il mondo naturale e che spiegasse come tutto è intimamente connesso: ho in mente un’idea: racchiudere in un’opera tutto il mondo materiale, tutto ciò che oggi sappiamo delle apparizioni della volta celeste e della vita sulla Terra. La sua idea che non si possa analizzare un fatto isolandolo dal resto è alla base della moderna visione della natura. Dedicò gli ultimi 25 anni della sua vita a questo scopo, scrivendo i cinque tomi di Kosmos, che raggiunsero una tiratura pazzesca per l’epoca. Morì a quasi 90 anni, nella sua casa di Berlino, mentre terminava di scrivere la sua opera mastodontica.

Humboldt è considerato il fondatore della climatologia e della fitogeografia.
Curioso, socievole ed avventuroso, divenne uno degli uomini più conosciuti del suo tempo. Darwin si imbarcò sul Beagle portandosi appresso i suoi scritti, Goethe si avvicinò alla botanica grazie a lui, fu definito l’uomo più famoso dopo Napoleone.

Il messaggio che gli elementi naturali siano da considerare attraverso le loro interconnessioni senza mai dimenticare che, insieme alle misurazioni ed alle analisi, c’è l’irresistibile bellezza delle tante sfumature del cielo, è un lascito che dobbiamo a questo grande naturalista sognatore.

La visione del mondo più pericolosa è la visione del mondo di coloro che non hanno visto il mondo. (Alexander von Humboldt)

Serena Piccardi

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