Messico e nuvole, la geologia complessa dell’America

Saprete senz’altro che il Messico è stato travolto da due violenti terremoti nelle ultime due settimane e che, purtroppo, hanno provocato molte vittime e distruzione. Due eventi così intensi e ravvicinati nel tempo da indurre la nostra mente a creare delle connessioni e vederli, in qualche modo, legati. Le scienze, però, non si basano sulle intuizioni (che pure servono, sia chiaro!).

Una breve panoramica sulla tettonica della zona è la premessa da cui partire per analizzare i recenti accadimenti.
Abbiamo introdotto in passato i concetti base della teoria della tettonica a zolle, quando abbiamo parlato del terremoto che ha colpito il Nepal nell’aprile del 2015.
La zona dell’America centrale di cui fa parte il Messico rientra in una complessa area geologica caratterizzata dalla giunzione di cinque placche tettoniche: Nord Americana, Sud Americana, Caraibica, Cocos e Nazca. Le ultime due si muovono verso est a una velocità di 70-80 millimetri l’anno e vanno in subduzione rispetto alle prime due, insinuandosi al di sotto di queste.

Si tratta di uno dei processi geodinamici più attivi sul nostro pianeta, in particolare la subduzione della placca di Cocos sotto alla placca Nord Americana e sotto quella Caraibica. L’immersione avviene verso il basso al largo della costa occidentale del Messico, poi il piano in subduzione si appiattisce prima di insistere nuovamente verso il mantello al di sotto della placca Nord Americana.

Al contempo, la placca Americana si muove verso est rispetto a quella Caraibica a una velocità di circa 20 millimetri l’anno.

Situazione tettonica dell’America Centrale.

Il popolo messicano, infatti non è nuovo ad eventi sismici importanti: solo nel secolo scorso ha visto sei grandi terremoti con magnitudo superiore a 7.0. Con una media di 15 movimenti tellurici al giorno (considerando solo i terremoti di magnitudo superiore a 2.0), il Messico è una zona piuttosto sismica.

I due recenti terremoti hanno epicentri molto distanti tra loro. Quello del 7 settembre, di magnitudo 8.1, ha epicentro ad un centinaio di km a largo delle coste dello stato messicano del Chiapas, nel golfo di Tehuantepec. Si è mossa una faglia di circa 100 km. Data la collocazione e l’entità delle forze in gioco, ha fatto scattare l’allerta tsunami nel Pacifico.
Il Chiapas si trova, suo malgrado, in una zona di contatto convergente della placca di Cocos con la placca Caraibica.

Epicentro del terremoto del 7 settembre nel golfo di Tehuantepec, l’ipocentro si trova a circa 70 km di profondità. Notare che, al momento della realizzazione dell’immagine, la magnitudo non era aggiornata.

Il sisma del 19 settembre, avvenuto solo 12 giorni dopo quello del Chiapas, ha epicentro a più di 600 km di distanza rispetto al precedente. Si trova, infatti, a soli 120 km dalla popolosissima Città del Messico, sulla terraferma. In questo caso la magnitudo calcolata è di 7.1.

Una collocazione un po’ strana dal momento che i terremoti si verificano, solitamente, più verso i margini delle placche, dove gli attriti sono più forti. Data la posizione, sembra che stavolta si sia verificato all’altezza del punto in cui la placca in subduzione si tuffa ancora più in profondità. Inoltre, la distanza tra i due epicentri è molto grande e, sicuramente, la seconda scossa non fa parte delle scosse d’assestamento del primo sisma. Si sa che terremoti molto forti possono causare un trasferimento di energia verso faglie distanti ma non sembra questo il caso, data la lontananza. È vero anche che, data la prossimità temporale e fisica degli eventi, il dubbio rimane, soprattutto dal momento che la geologia ancora non riesce a spiegare tutti i fenomeni che avvengono sotto la superficie terrestre.

Localizzazione dell’epicentro del sisma del 19 settembre. L’ipocentro, in questo caso, è stato collocato a circa 55 km di profondità.

L’area su cui si erge la capitale messicana era sede, in passato, di un grande lago, al centro del quale sorgeva la splendida capitale azteca Tenochtitlan. Si tratta, quindi, di un territorio lacustre, creato dai sedimenti del lago, la cui frequenza determina un fenomeno di amplificazione stratigrafica. Questa concomitanza, purtroppo, ha causato oggi, come in passato, molti danni a Città del Messico.

Come macabra coincidenza, esattamente 32 anni fa, il 19 settembre del 1985, il paese fu colpito da un sisma di magnitudo 8.1 con epicentro situato a circa 350 km a largo delle coste di Città del Messico. Pensate che un paio d’ore prima dello scatenarsi del sisma dell’altro ieri, in ricordo del tragico evento del ’85, si era tenuta un’esercitazione antisismica nazionale, come avviene ogni 19 settembre alle 11 del mattino. Doverose precauzioni, le vittime dell’epoca furono migliaia.

Per quanto riguarda l’ultimo evento, il conto delle vittime non si è, purtroppo, ancora concluso.
Il nostro pensiero va a i messicani, con la speranza che si riprendano velocemente da questa terribile sequenza di eventi.

#FuerzaMexico

Buenas dias, got to go
Tengo que obedecer
Mi corazon
They all went to Mexico.
(Greg Brown, suonata da Carlos Santana e cantata da Willie Nelson)

Serena Piccardi

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