MA VERAMENTE STA PER TORNARE BERLUSCONI?

Già da qualche settimana nello scenario della politica italiana si è tornati a parlare di un nome che nonostante sembrasse ormai essersi eclissato, è riapparso per giocarsi la sua ennesima e (forse) ultima vita. Berlusconi infatti, dal lontano novembre del 2011 quando fu costretto a consegnare le dimissioni da presidente del Consiglio su pressione diretta e indiretta dei mercati, dell’UE con uno spread italiano che sfiorava i 600 punti base, sembrava essersi ritirato definitivamente a vita privata, tra un Dudù e una nuova fidanzata, ovviamente più giovane, e un’azienda di famiglia che ha rischiato di perdere controllandola come socio di minoranza.

Attualmente però l’idea di una sua possibile ridiscesa in campo ha evidenziato, stando agli ultimi sondaggi, come una formazione di centrodestra “vecchio stile” ovvero con Forza Italia, Fratelli d’Italia (ex AN) e Lega possa riuscire a vincere le prossime elezioni. D’altronde è un dato di fatto, così come avvenuto a Roma, che se il centrodestra corre diviso perde, diversamente laddove si presenta in modo unitario ha delle serie possibilità di ricevere il più alto numero di consensi.

Il problema però al di là delle mere statistiche e rilevazioni è un altro. L’italia è uscita da poco proprio da quel ventennio berlusconiano che l’ha vista sprofondare in una crisi non solo economica, che ne ha segnato appunto la capitolazione, ma anche sociale e culturale. Non è poi così lontano il tempo in cui le uscite principali erano “Con la cultura non ci si mangia” oppure “Giovani precari, trovatevi qualcuno ricco” piuttosto che i numerosi siparietti e sfottò tutti a sfondo sessuale.

E’ evidente come la memoria corta degli italiani, stando ai sondaggi, sia rimasta sempre la stessa. Se c’è chi è disposto a rivotarlo e a credere ancora alle sue promesse a fronte dei numerosi risultati negativi raggiunti a conclusione di ogni suo governo, viene da chiedersi in quale Paese abbiano vissuto e soprattutto in quale abbiano intenzione di vivere. Purtroppo l’Italia è malata di mancanza di fiducia verso l’altro, verso le istituzioni, le aziende, la società civile. Si pensa sempre che ci sia una fregatura dietro ogni cosa e che ogni azione sia coperta da un imbroglio. Questo degrado morale lo ha contribuito a creare proprio chi, attraverso l’immagine che ha rivendicato di sé, si è ritagliato la figura de “il più furbo degli italiani”, che per mezzo della propria sfacciataggine rivenduta con le più sofisticate tecniche di marketing del consenso, ha portato tutti indirettamente al suo livello.

Per fortuna ancora non è tutto così definito. Sebbene al prossimo appuntamento elettorale che interesserà la regione Sicilia ci sono buone probabilità che proprio il candidato del centrodestra unito riesca a vincere le elezioni, a livello nazionale e in vista di una nuova campagna elettorale per le politiche del 2018 con Berlusconi in prima linea come ai vecchi tempi, bisognerà aspettare l’udienza della corte europea del 22 novembre e la relativa sentenza che ci sarà nei mesi successivi che decreterà se l’ex Cav sarà riabilitato a candidarsi, dato che gli era stato tolto il diritto di farlo con la legge Severino a seguito della condanna in via definitiva di quattro anni per frode fiscale. Sentenza che in ogni caso non gli impedirà comunque di seguire e di portare avanti una campagna elettorale dall’esterno.

Staremo a vedere, fatto sta che in questo caso, più che mai azzeccata, fa riflettere la massima di Karl Kraus: “Quando il sole della cultura è basso all’orizzonte, anche i nani proiettano lunghe ombre”.

Filippo Piccini

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