Alfabetismo scientifico in Italia: meglio di quello che pensiamo

Come ogni settembre, con l’inizio dell’anno scolastico ed universitario, la vostra rubrica di scienze preferita si interroga sulla situazione dell’alfabetismo scientifico nel nostro paese. Ci interessa sapere quanto e dove si informano i nostri connazionali, quali argomenti scientifici gli stanno più a cuore e quali materie scelgono i giovani all’università.

L’anno scorso abbiamo visto, che, per la prima volta, le iscrizioni alle facoltà scientifiche avevano superato quelle nelle materie umanistiche. Un trend che ci si augura permanga dal momento che, a quanto pare, i dottori in materie scientifiche scarseggiano nel nostro paese. Secondo i dati dell’OCSE, infatti, i campi di studio preferiti dai giovani italiani sono le belle arti e le discipline umanistiche, le scienze sociali, il giornalismo e l’informazione. Tali discipline raggiungono una quota complessiva del 30% tra i laureati italiani, il tasso più alto tra i Paesi dell’OCSE. Solo il 18% degli adulti è in possesso di una laurea, la seconda percentuale più bassa tra i Paesi dell’OCSE, dopo il Messico. La percentuale, già piccola, assume un risvolto amaro quando il rapporto ci racconta che, in Italia, le prospettive di lavoro per i laureati sono inferiori a quelle dei diplomati.

Pochi laureati, quindi, e in campi che non offrono molti sbocchi sia perché non incontrano le richieste delle aziende che, probabilmente, per la maggiore competizione.

Belle arti, discipline umanistiche, scienze sociali, giornalismo e informazione sono le preferite dei giovani italiani, rispetto alle altre discipline nell’infografica. Dati OCSE.

Richieste delle aziende a parte, l’alfabetismo scientifico ci interessa per motivi di più ampio spessore, perché parte integrante di un percorso culturale che coinvolge arti e scienze, storia e filosofia.

Purtroppo la spesa pubblica per studente per livello d’istruzione è ancora (al 2014) al di sotto della media dei paesi OCSE e le nostre università non attraggono molto gli studenti internazionali, nonostante siano per loro previste agevolazioni. Sarà, forse, perché, come ritiene circa l’85% degli intervistati da Observa, il nostro paese non investe abbastanza nella ricerca? O che questa sia, spesso, troppo condizionata dalla politica, come ritiene l’80%?
Il nostro è il paese con la (quasi, dopo la Grecia) minor percentuale di docenti universitari sotto i 40 anni e, al contempo, con una bassissima percentuale di ricercatori e ricercatrici tra gli occupati (5 su 1000 occupati). Gli intervistati sono, quindi, ben consapevoli delle motivazioni che spingono molti giovani ricercatori italiani a rivolgersi all’estero.

Sono tantissimi gli italiani che destinano il proprio 5 per mille all’AIRC (Associazione Italiana Ricerca sul Cancro) o ad altri enti similari, segnale che l’interesse per la ricerca, soprattutto in ambito medico, è presente.

Dati OCSE sulla spesa per Ricerca e sviluppo, l’Italia è rappresentata dalla linea rossa.

Bene, i nostri connazionali sono preoccupati per la situazione della ricerca ma quanto ne sanno di scienza?

Contrariamente a quanto si pensa e, aggiungerei, alle esperienze che facciamo quotidianamente in rete, gli italiani non sono così scientificamente impreparati o, quantomeno, la situazione va costantemente migliorando.

Anche quest’anno, i dati di Observa – Science in Society ci mostrano un quadro complessivo di progressiva acquisizione di familiarità con la materia. Quando si chiede agli intervistati di riconoscere un’immagine legata alla scienza, come la struttura del DNA o la superficie di una cometa, vediamo come, rispetto al 2015, la percentuale di quanti non riescono a riconoscere correttamente le immagini è ancora diminuita. Anche i dati sullo scetticismo nei confronti dei vaccini fanno ben sperare.

I dati mostrano un crescente interesse per i contenuti scientifici: quasi sei italiani su dieci leggono almeno una volta alla settimana notizie su scienza e tecnologia sui quotidiani. La necessità di reperire informazioni coinvolge soprattutto le nuove generazioni e i più scolarizzati.

Un problema molto sentito è proprio quello della credibilità dell’informazione. Dal momento che i dati di Observa dicono che per gli italiani i contenuti più credibili sono quelli che arrivano direttamente dalla voce degli scienziati, vi segnalo, com’è ormai tradizione, la Notte Europea dei Ricercatori 2017. L’iniziativa è promossa dalla Commissione Europea fin dal 2005 e coinvolge ogni anno migliaia di ricercatori e istituzioni di ricerca in tutti i paesi europei. Tantissimi eventi nel nostro paese mirano a creare occasioni di incontro tra ricercatori e cittadini per diffondere la cultura scientifica e la conoscenza delle professioni della ricerca in un contesto informale e stimolante. La notte del titolo è quella di domani ma gli eventi sono già iniziati.

Il video è dell’anno scorso ma il programma degli eventi di quest’anno è disponibile qui, spero che abbiate modo di partecipare.

Segnaliamo, inoltre, per chi si trovasse nei pressi di Cesena nei prossimi giorni, il CicapFest 2017.

Scopo della scienza non è tanto quello di aprire la porta all’infinito sapere, quanto quello di porre una barriera all’infinita ignoranza. (Bertolt Brecht)

Serena Piccardi

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