LA FOLLIA CATALANA

Ebbene sí, da quanto si apprende puó succedere che nel 2017 all’interno dell’Unione Europea e in uno Stato appartenente al G8, una regione auto indice un referendum, facendo stampare agli elettori le schede elettorali da casa e facendo votare anche dentro le chiese per mancanza di seggi, e una volta appurato il presunto risultato, decretato da un 42% di aventi diritto al voto, si autoproclami indipendente e intenda staccarsi dallo Stato centrale di appartenenza.

Ora, se soltanto qualche mese fa qualcuno avesse descritto una situazione del genere sarebbe stato preso per folle, oggi invece come un fulmine a ciel sereno piomba sull’Europa lo spettro di una “guerra civile della porta accanto”. I toni del governo centrale spagnolo infatti non sono stati leggeri e sono seguiti alla violenta e sempre deprecabile repressione avvenuta il giorno delle elezioni, quando la guardia civile nazionale è dovuta intervenire per smantellare i seggi dichiarati illegali e sedare le rivolte e i dissensi delle persone presenti. Addirittura si è arrivati ad una sorta di ammutinamento della polizia locale, i Mossos d’Esquadra, che tacitamente non hanno impedito nulla e sono stati anzi anche accusati di connivenza con i secessionisti durante lo svolgimento del loro referendum illegittimo e illegale.

Visto che c’è chi si è speso, si sta spendendo e con molta probabilità si spenderà ancora di più nei prossimi giorni per ottenere una Catalogna indipendente, viene da chiedersi, cosa succederebbe se questa regione che non si sente spagnola realmente dichiarasse la propria totale autonomia? Alcuni segnali si sono già visti, come le banche e le aziende che hanno dichiarato di voler spostare le proprie sedi altrove o le borse che sono in netto calo. Inoltre, chiederebbero l’adesione all’UE? Come la otterrebbero dato che sarebbe necessario il voto favorevole di tutti gli Stati membri tra cui anche la Spagna? Verosimilmente rimarrebbero fuori con tutto ciò che nel mondo globalizzato per un neonato piccolo Stato, che è diventato ricco proprio anche grazie all’Unione, questo comporterebbe.

E allora a chi converrebbe questa secessione? L’assurdità di quanto sta avvenendo può essere forse spiegata domandandosi chi potrebbe avere interesse a destabilizzare la situazione in Unione europea. E’ evidente che un’Europa forte può dar fastidio ad una serie di attori sulla scena internazionale, dalla Russia all’alleato statunitense. Ebbene, dopo la Brexit, che in qualche modo è stata fino adesso gestita anche se non ancora assorbita, cosa c’è di meglio se non una guerra civile in casa? Ricordo le parole del candidato ambasciatore USA per l’Europa Ted Malloch quando ha dichiarato di essere pronto, dopo essere riusciti gli americani nel favorire lo scioglimento dell’URSS, ad avviare quello dell’UE. Idem, non possono passare inosservati gli allarmi derivati da possibili attacchi hacker russi nel voto dell’uscita della Gran Bretagna dalla Comunità.

La cosa personalmente incomprensibile è che in un tempo in cui si parla di cedere la sovranità all’istituzione comunitaria e quindi di iniziare a ragionare in chiave di Europa unita anche politicamente e militarmente, c’è chi rivendica l’indipendenza non del proprio Stato, ma addirittura della propria regione. Se da un lato spaventa già chi pensa di risolvere i problemi del terzo millennio trincerandosi all’interno dei propri confini nazionali, qui siamo andati oltre pensando addirittura di farlo all’interno della propria “contea”. In base a questa logica, perché non tornare alle antiche città-Stato? Potrebbe essere una soluzione, anche se le stesse sembravano essere al tempo molto più avanti dei contemporanei dato che un personaggio di nome Socrate guardava una configurazione di questo tipo già con una certa lungimiranza: “Sono un cittadino, non di Atene o della Grecia, ma del mondo”.

Battute a parte, anche in Italia abbiamo delle spinte autonomiste dalla natura simile. Il prossimo 22 ottobre infatti si voterà per l’ottenimento di una maggiore autonomia da parte delle regioni Lombardia e Veneto. Ovviamente il referendum non ha niente a che vedere con quello che si è svolto in Spagna e che ha chiesto la secessione (anche se in passato ricordiamo come una certa Lega Nord volesse proprio questo), ma le spinte e le motivazioni che portano i popoli a richiedere di essere sempre più soli e identitari sono le stesse, anche se per fortuna nel nostro caso il danno sarà rappresentato soltanto da un dispendio di risorse pubbliche oltre che di una certa perdita di tempo.

Filippo Piccini

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