Ammore e Malavita – Manetti Bros.

Nel titolo c’è la sintesi del film: il guardaspalle di un boss della camorra, che si finge morto per cambiare vita e organizza un finto funerale su suggerimento della moglie, viene incaricato di eliminare l’unica testimone della messinscena. Quando però il sicario riconosce nella donna il suo primo amore di gioventù, che ancora ama, decide di tradire il suo capo e il suo migliore amico, nonché “collega”, per proteggere la ragazza.

Il cast di cui si avvalgono Antonio e Marco Manetti è composto da una squadra già collaudata nel film Song’ e Napule – premiato ai Nastri d’Argento e ai David nel 2014 – che propone come protagonisti Giampaolo Morelli (Ciro, il guardaspalle), Serena Rossi (Fatima, la testimone in pericolo) e Carlo Buccirosso (il boss, Don Vincenzo), integrati da Claudia Gerini (Maria, moglie del boss) e da un credibilissimo Raiz, voce degli Almamegretta (che interpreta Rosario, killer e amico fraterno di Ciro); è stata una scelta vincente, visto che tutti gli interpreti (per lo più napoletani, a parte la Gerini) si sono rivelati un contributo prezioso per quest’opera che ha ottenuto un insperato successo anche al festival di Venezia, conquistando critica estera e italiana.

Questo dei Manetti Bros, infatti, è di certo un nuovo omaggio a Napoli, ma non solo: è un riuscitissimo omaggio anche al cinema popolare, vista la loro abilità indiscussa nel saper dosare alla perfezione una serie di ingredienti alludendo per esempio al cinema americano – palesi i richiami a Matrix, 007, Mission Impossible –  dando comunque un’impronta originale e incisiva, con un’ironia tutta italiana. I Manetti hanno mostrato un contesto difficile come sappiamo essere il quartiere di Scampia, e la parte più oscura di Napoli, alleggerendo il tutto ad arte con la tipica verve partenopea e musica creata ad hoc da Pivio e Aldo De Scalzi, coadiuvati da Nelson (cantautore napoletano) che ne ha scritto i testi, e Luca Tommassini responsabile delle coreografie. Ammore e Malavita  è un musical diretto sapientemente che strizza l’occhio alla sceneggiata napoletana addirittura con un cameo di Pino Mauro (rappresentante di spicco del genere appena menzionato) in una scena assolutamente Kitsch, inserita con audacia ma che contribuisce a mantenere una linea coerente, armoniosa nell’insieme.

Molti hanno letto questa pellicola come la risposta scanzonata al film, e serie TV, Gomorra e proprio questo è il pregio maggiormente riconosciuto ai registi: essere riusciti a regalare al pubblico una visione diversa della Napoli conosciuta per violenza e criminalità (malavita) esagerando volutamente con ironia a tratti grottesca, per ricordare che il cuore di questa città è anche pieno di umanità e sentimenti genuini, come l’ammore tra Ciro e Fatima, ma anche quello fraterno di Ciro per Rosario… a proposito: grande sorpresa il Raiz attore! Napoli è anche culla di Arte, in tutte le sue espressioni, ricordano i due registi che per questo hanno puntato su musica e colori, avvalendosi della loro immancabile fotografia “saturata” e creando un equilibrio perfetto tra i dialoghi parlati e il cantato, usato come strumento di narrazione.

In conclusione, i Manetti Bros a me non deludono mai con il loro essere sopra le righe, perché bisogna anche saperlo fare, e di nuovo hanno confermato che fuori dagli schemi possiamo trovare perle rare!

Francesca Micci

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