Vittoria e Abdul – Stephen Frears

Dopo “The Queen” e “Philomena”, il regista Stephen Frears porta in scena un altro racconto basato su fatti realmente accaduti, ispirandosi questa volta all’omonimo romanzo di Shrabani Basu: si tratta della straordinaria amicizia tra la Regina d’Inghilterra Vittoria (Judy Dench) e il giovane commesso indiano Abdul Karim (Ali Fazal), che creò naturalmente molto scalpore.

Abdul venne mandato in Inghilterra per consegnare un dono alla sovrana in occasione del suo Giubileo d’Oro, nel 1887, e sin dal loro primo incontro scattò una reciproca simpatia probabilmente complice la curiosità di entrambe per il “nuovo”, inteso come concetto di diversità. Nel tempo Abdul diventerà il consigliere spirituale di Vittoria, il suo “Munshi”, e ne rimarrà il segretario personale per gli ultimi 15 anni del suo regno. Inevitabile il malcontento e la preoccupazione all’interno della Casa Reale britannica che osteggia questo insolito rapporto, cercando di interromperlo, senza riuscirvi.

Di certo il regista ha voluto offrire una visione intimista della storia e dei personaggi. Viene posto in evidenza anche il conflitto interiore della Regina tra la sua immagine pubblica e quella privata di donna, anziana – seppur sempre con un piglio determinato – e stanca ormai di essere imprigionata in un’immagine di icona autorevole con tutto ciò che ne consegue; operazione che riesce bene grazie all’interpretazione incisiva del premio Oscar Judi Dench (candidata per l’ottava volta come migliore attrice protagonista) affiancata per altro da un ottimo cast: Eddie Izzard, Michael Gambon, Tim Pigott-Smith, scomparso quest’anno, e Olivia Williams

Eppure questo è un film che non rimane impresso. Non a me, almeno.
Nonostante io sia un’amante dei film in costume, e abbia quindi molto apprezzato il lavoro ben fatto di Consolata Boyle (già costumista per The Queen, e per Florence) e quello del direttore della fotografia Danny Cohen (Il discorso del Re), così come la messa in scena che rivela chiaramente la firma di Frears, qualcosa è mancato… A dire il vero non saprei identificare cosa, esattamente, ma è come se avessi ascoltato una melodia monotona, ecco. Nessun guizzo.

Ripensando ad un’affermazione della Regina Judy/Vittoria, vittima del suo ruolo, forse è vero che “tutti siamo prigionieri”. In casi come questo, la gabbia è costituita dalle alte aspettative.

Francesca Micci

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