L’Intrusa – Leonardo di Costanzo

l'intrusa recensione

Un piccolo centro ricreativo, la Napoli più profonda e la sua ferita insanabile: la camorra. Sono queste le premesse de L’Intrusa, ultimo lavoro di Leonardo di Costanzo che torna dietro la macchina da presa per un lungometraggio 5 anni dopo L’intervallo. Con delle premesse così molti si aspetteranno una versione cinematografica della serie tv Gomorra, ma non è così. Il lavoro di Di Costanzo pone decisamente l’accento su altre tematiche, seppure correlate al grave problema sociale che vive la città di Napoli.

La storia

Giovanna è un’educatrice che gestisce un centro ricreativo per bambini a Napoli, la Masseria. Ogni giorno, insieme ad un gruppo di volontari del quartiere, Giovanni accoglie i bambini per il doposcuola, coinvolgendoli in attività ricreative e allo stesso tempo istruttive. L’obiettivo di Giovanna è solo uno, sottrarre i bambini del quartiere alla delinquenza e mostrare che anche a Napoli c’è un’alternativa. Giovanna, spinta da un’enorme senso di giustizia, porta avanti il suo lavoro con fierezza fino a quando le cose si complicano e fare la cosa giusta diventa estremamente complicato; un’operazione della polizia all’interno della Masseria culmina con l’arresto di un camorrista latitante, che si nascondeva in una casupola della masseria. Nella casupola Giovanna ospita persone bisognose, così come lo era Maria dopo la fuga del marito camorrista, sola, con una figlia e un neonato. Ma è proprio Maria a tradire la fiducia di Giovanna facendo nascondere il marito nella casupola. La donna, dopo l’arresto del marito, si barrica nella casupola senza alcuna intenzione di andare via suscitando il malcontento tra le mamme dei bambini che frequentano la Masseria.

L’intrusa

L’Intrusa che dà il titolo al film è proprio Maria, la giovane moglie del camorrista, una donna sola che non ha paura di affrontare suocera e cognata, ma che allo stesso tempo non riesce a distaccarsi da quel mondo malato. La donna, ormai padrona della casupola, resta alla Masseria, con il bene placito di Giovanna che resta ferma sulla sua decisione; la casupola accoglie da sempre persone bisognose e Maria lo è, non importa di chi sia moglie, lei, ma soprattutto i suoi due figli non devono pagare le colpe del marito. Intanto la figlia di Maria, Rita, inizia a giocare con i bambini della Masseria. Proprio l’avvicinarsi di Rita ai bambini del centro e alcuni piccoli episodi di violenza tra gli stessi spingeranno le mamme a non voler portare più i loro figli alla Masseria. Alle lamentele delle mamme si sommano quelle del Preside della scuola e dei docenti. C’è un estremo senso di giustizia nelle azioni di Giovanna, che la porta però ad essere sola contro tutti. Il regista non la giudica, non ci dice cosa sia giusto o sbagliato, lo spettatore da solo farà le sue valutazioni. Quello che è certo è che il personaggio di Giovanna, egregiamente interpretato da Raffaella Giordano, è un personaggio reale e potente, specchio di una Napoli sana che vuole superare le sue paure a tutti i costi.

“Un film con la camorra, ma non sulla camorra”

È lo stesso Di Costanzo a definire così il suo film e credo sia la definizione più corretta. Il camorrista in fuga viene arrestato nei primi minuti della pellicola, da lì in avanti non è la camorra la protagonista, ma è solo il contorno che inevitabilmente condiziona la vita di chi frequenta la Masseria. E la protagonista non è neppure Giovanna, seppure il dramma interiore tra cosa è giusto o non giusto fare è lei a viverlo in prima persona. I protagonisti de L’Intrusa sono i bambini, a cui Di Costanzo ha lasciato piena libertà di movimento. È proprio questa scelta del regista che, a mio avviso, trasforma la pellicola da docu-film a cinema realtà. È davvero molto difficile capire dove finisce la finzione e inizia la realtà poiché tutto è estremamente realistico.

Il potere della creatività

Va detto, poi, che non essendo un film sulla camorra c’è spazio per molto altro. Quello che sicuramente viene fuori da un lavoro tale di realismo è il potere dell’educazione. Giovanna è un esempio di correttezza e tenacia, come se ne vedono pochi, quei pochi che nel loro piccolo fanno la differenza nel mondo. Il suo modo di educare i ragazzi alla legalità attraverso la creatività e il lavoro di squadra insegnano che è possibile migliorare ambienti in balia di mafia o camorra. E questo non solo nei film, ma anche e soprattutto nella realtà.

Nancy Aiello

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