La storia di Edward Teach meglio noto come Barbanera

Nell’immaginario collettivo la figura del pirata ha sempre suscitato un particolare interesse. La fascinazione per un mondo cui convenzionalmente è stato attribuito un carattere violento e feroce ma anche avventuroso e libero nell’accezione più profonda e “romantica” del termine, infatti, hanno motivato nei secoli la proliferazione di libri prima e film poi sull’argomento. Senza ombra di dubbio se dovessimo scegliere un solo personaggio del passato che rappresenti in modo emblematico il fenomeno della pirateria la scelta non potrebbe non ricadere su colui che per molti versi ha fissato i caratteri stessi del pirata nella storia: Barbanera.

Di questo individuo vissuto a cavallo fra XVII e XVIII secolo, in verità, non sappiamo molto complice anche l’influenza avuta dalle molteplici leggende affermatesi sul suo conto. Quanto appare condiviso fra gli storici è che Edward Teach, meglio noto appunto come Barbanera, nacque in Gran Bretagna – a Bristol secondo alcuni, a Port Royal secondo altri – attorno al 1680. Sposatosi, sembra, per ben 14 volte, entrò nella pirateria in giovane età divenendo marinaio su una nave corsara durante la guerra di successione spagnola per poi stabilirsi sull’isola bahamiana di New Providence. Fu tuttavia l’incontro con il capitano pirata Benjamin Hornigold nel 1716 a rappresentare una vera e propria svolta nella sua carriera: con Hornigold che aveva a New Providence la sua base principale, infatti, si strinse un sodalizio destinato a rimanere leggendario nella così detta età dell’oro della pirateria. Insieme i due corsari assaltarono circa 20 navi in 18 mesi oltre che numerosi porti in diverse regioni centroamericane ed, in breve, videro le loro forze moltiplicarsi per mezzi e uomini. Il successo ed il sostanziale controllo cui fu sottoposto il mar dei Caraibi non impedì, però, che sul finire del 1717 Hornigold decidesse di ritirarsi dalla pirateria portando con sé due vascelli ad uso privato e di fatto dimezzando la flotta rimasta nelle mani di Teach.

Questi, tuttavia, non si perse d’animo e, intenzionato a proseguire l’opera iniziata con il suo maestro ed amico, si rese protagonista di numerosi nuovi assalti e razzie. In particolar modo fu proprio agli inizi del 1718 che Barbanera, dopo essersi impossessato di un vascello francese nominato Concorde, averlo ribattezzato Queen Anne’s Revenge ed averlo armato con 40 cannoni, assediò e blocco il porto di Charleston nella Carolina del Sud, giungendo perfino a sequestrare un amministratore della città con il figlio, rilasciati solo a seguito della consegna a mo’ di riscatto di un baule di medicine.

In breve la fama del pirata crebbe a dismisura: informazioni reali cominciarono a fondersi e confondersi con racconti sempre più curiosi ed eccentrici. Si vociferava che i suoi modi fossero feroci e violenti, tanto da terrorizzare non solo le sue vittime ma anche il suo equipaggio spesso fatto oggetto di gambizzazioni come punizione o per il semplice mantenimento in via preventiva della disciplina a bordo. Si favoleggiava perfino che in un’occasione Teach avesse fatto riempire la stiva della Queen Anne’s Revenge di fuoco e zolfo al fine di creare un’atmosfera infernale sfidando i suoi uomini a rimanere più tempo di lui in quell’ambiente e ovviamente vincendo. Sul suo conto si raccontava, inoltre, che bevesse rum mischiato a polvere da sparo, che avesse una barba tanto lunga da attorcigliarla dietro le orecchie e, ancora, che quando andava in battaglia attaccasse dei pezzi di miccia accesi alla tesa del suo cappello così da avere il capo attorniato da una nuvola di fumo ed assumere sembianze ancor più spaventose.

Quel che è certo è che la lega corsara che presto si creò attorno alla sua figura ed il crescente potere esercitato sul mar dei Caraibi non poterono lasciare indifferenti le autorità le quali, dopo aver tentato invano di convincerlo ad abbandonare la pirateria con la promessa di un’amnistia, avviarono una vera e propria caccia all’uomo per catturare Teach, vivo o morto. In tale operazione si distinse particolarmente il governatore della Virginia, Alexander Spotswood il quale incaricò il tenente di vascello della Marina inglese, Robert Mynard, di condurre le operazioni di ricerca. Sebbene Teach potesse contare su una flotta numerosa e ben armata, le forze britanniche alla cui guida vi era la nave da guerra Pearl, comandata da Mynard, si rivelarono ben presto preponderanti: raggiunti Barbanera e i suoi nell’insenatura di Ocracoke il 22 novembre 1718, i militari inglesi ingaggiarono una furibonda battaglia durante la quale Teach e molti dei suoi trovarono la morte. Secondo la leggenda Barbanera non cadde prima di aver subito 25 ferite di cui 5 da arma da fuoco e il suo corpo compì 3 giri attorno alla Queen Anne’s Revenge prima di inabissarsi. La sua testa mozzata fu infissa sulla punta del bompresso della Pearl.

Apparirà fin troppo banale osservare come molti dei caratteri favolistici e romanzeschi qui richiamati vadano ampiamente ridimensionati in un approccio storiografico che intenda mantenere il crisma della verosimiglianza. Sembra infatti che fu lo stesso Teach ad assecondare la diffusione di racconti eccentrici e spaventosi sul suo conto, conscio che, nella sua opera di dominio corsaro dei mari caraibici,  avrebbe potuto ben più un’immagine creata ad hoc per terrorizzare i suoi rivali che un effettivo uso della forza. I documenti disponibili, infatti, non menzionano maltrattamenti da parte di Barbanera nei confronti del suo equipaggio né tanto meno dei suoi prigionieri. Nella lunga carriera che lo portò ad assaltare circa 140 navi, dunque, la figura del pirata per antonomasia si prestò certo ad una romanticizzazione viepiù accentuatasi nei decenni e nei secoli seguiti alla sua morte.

Andrea Fermi

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