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BOMBE IN SIRIA, CENTINAIA I MORTI. TERZI: “MOSCA CI RIPENSI O VINCERÀ AL QAEDA”

I ribelli dicono di riprendere posizioni ad Aleppo, bombardata dall’esercito di Assad. Continuano gli scontri anche a Damasco, solo ieri 187 vittime. E il ministro Terzi sottolinea il dramma della popolazione e dei profughi in fuga.


È ormai una guerra senza fine quella in Siria, dove da giorni sono in corso duri combattimenti ad Aleppo, seconda città del Paese, ma anche in altre zone, compresa la Capitale Damasco. Il sangue continua a scorrere, la conta delle vittime è sempre più drammatica. Solo negli scontri di ieri sono morte 187 persone, oltre cento erano dei civili. Oggi, invece, le vittime sarebbero già almeno 26. Se negli ultimi giorni l’esercito di Assad ha fatto sapere di aver espugnato i quartieri dei ribelli, questi ultimi hanno invece sempre riferito di continuare a combattere, a resistere contro le bombe del dittatore e ad aver eseguito solo un ripiegamento “tattico”. Abdel Qader Saleh, comandante dell’Esercito siriano libero, ha detto che i ribelli hanno ripreso qualche posizione strategica nel quartiere di Salah ad Din, la principale tra le loro roccaforti.

L’allarme del ministro Giulio Terzi – I combattimenti sono violenti, lo confermano testimoni e osservatori. Il Consiglio Nazionale Siriano, principale cartello delle forze di opposizione, ha intanto confermato che i bombardamenti governativi hanno pesantemente danneggiato la Cittadella della capitale economica della Siria, patrimonio Unesco dell’umanità. Il ministro degli Esteri Terzi è tornato a parlare della Siria confermando la sua idea per la quale l’unica via d’uscita credibile dalla guerra è un governo di intesa nazionale. Secondo Terzi questo deve essere anche nell’interesse della Russia perché “se il conflitto continuerà il regime di Assad ne uscirà comunque sconfitto e sulle macerie ci saranno soltanto Al Qaeda e il radicalismo”.

La tragedia più grande è quella dei profughi – Terzi ha detto come in questa situazione la comunità internazionale sia focalizzata sulla nomina di un successore di Kofi Annan, che dal 31 agosto non sarà più l’inviato dell’Onu per la Siria: si cerca qualcuno che sia in grado di parlare con le componenti dell’opposizione e del regime, che spinga verso un governo di intesa nazionale. Il ministro ha parlato anche del ruolo dell’Iran, di una vicinanza che secondo lui mostra ancor più l’isolamento del regime di Assad. Infine quello che è il dramma più grande di questa guerra, la popolazione siriana. È necessario fare di più, accrescere gli aiuti umanitari dentro e fuori la Siria.

da fanpage.it

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