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VIA L’IMU, AUMENTA L’IVA. IL DISASTRO DI UN GOVERNO

letta brunettaLa priorità era quella di bloccare l’aumento dell’Iva e ridurre il cuneo fiscale per rilanciare l’economia. Ma il governo ha pensato bene di togliere l’Imu e ora non ci sono i soldi.

Hanno tolto l’Imu, ma non riusciranno a scongiurare l’aumento dell’Iva. Colpa della necessità di rispettare i parametri imposti dalla Ue, ma colpa anche di una politica miope imbevuta di dannoso populismo. Il Pdl e in parte anche il Pd avevano promesso ai propri elettori di voler cancellare l’Imu sulle prime case. Ultimo dei problemi dell’Italia ma che ha un forte impatto elettorale. Il governo ha tolto una tassa “visibile” perché si paga aprendo il proprio portafogli, ma non ha toccato quella tassazione invisibile che sta strozzando la ripresa, ad iniziare appunto dall’Iva.

Il mondo alla rovescia. Di fronte alla gravissima crisi che sta affrontando il Paese, il governo ha ribaltato le priorità e ora non ci sono soldi per alleggerire le imprese e i lavoratori e agganciare la ripresa. “O si finanzia l’abolizione dell’Imu o si finanzia il blocco dell’aumento dell’Iva. Entrambe le cose non sono possibili”, spiegano dal Ministero dell’Economia. Ma preferire l’Imu all’Iva significherebbe caricare i consumatori (e in parte i commercianti) di un onere aggiuntivo. Infatti, i commercianti alzeranno i prezzi oppure avranno una contrazione dei ricavi che potrebbe far contrarre il mercato del lavoro nel settore delle vendite al pubblico.

Un problema di approccio. La priorità dell’Italia è quella di agganciare la ripresa, è ovvio. Ciò si ottiene favorendo l’espansione economica ridando la carica ai consumi e, di conseguenza, incrementando i posti di lavoro. Ciò si ottiene con una riduzione dei prezzi al consumo e con una riduzione del costo del lavoro. Nel primo caso, ridurre l’Iva può permettere un calo dei prezzi e un rilancio dei consumi. Ciò provocherebbe una maggiore domanda di lavoro che potrebbe essere incentivata con sgravi fiscali per l’assunzione di under 35 e con la riduzione del cuneo fiscale. È banale e di una semplicità sconvolgente. Ma perché non si fa? Perché la coperta è sempre troppo corta e si rischia di pestare i piedi a quelle categorie che la crisi non l’hanno mai sentita. I ricchi e benestanti, certo. Ma anche gran parte dei pensionati. Infatti, per finanziare un taglio dell’Iva e una riduzione del cuneo fiscale è necessario tassare le proprietà, come fanno già molti paesi europei, ad iniziare dalla Francia.

Pochi soldi in cassa. Se, come è prevedibile, non si riuscirà a bloccare l’aumento dell’Iva, i fondi (insufficienti) con i quali inizialmente il Ministero aveva pensato di finanziare il blocco potrebbero essere utilizzati per intervenire sul cuneo fiscale. Ma sono comunque pochi per rappresentare un utile volano per la ripresa. Forse potrebbero essere impiegati esclusivamente per i neo assunti a tempo indeterminato.

di Paolo Ribichini su Dirittodicritica.com

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