Fuoristrada – Elisa Amoruso

Siamo già a fine luglio e come tutti gli anni, per noi assidui frequentatori di sale cinematografiche e instancabili predatori di nuove visioni, scatta il cosidetto “tempo di recupero” di tutte le pellicole, che per vari motivi non siamo riusciti a vedere. E tra tutti i film, che hanno caratterizzato la scorsa stagione cinematografica, a volte ci troviamo di fronte a delle vere e proprie scoperte, che non hanno avuto la giusta valorizzazione, o peggio ancora non sono riuscite a trovare un’adeguata distribuzione nelle sale.

E’ il caso di “Fuoristrada” della talentuosa Elisa Amoruso, che grazie ad un’incessante passaparola ha fatto molto parlare di sè ed è riuscito a ritagliarsi uno spazio importante. Quindi, se avete la fortuna di scorrere questo titolo non lasciatevelo sfuggire. Il film racconta la storia vera di Pino e Beatrice, che non sono una coppia, ma un’unica persona. Forse detta così, la cosa potrebbe sconcertare, ma vedendo il film ci si rende conto di quanto una realtà apparentemente paradossale, nasconda in sè un’autenticità fuori dal comune.

Giuseppe Della Pelle, è un meccanico che ha un’officina a Roma e da sempre è un’appassionato di rally. La sua è una vita come tutte le altre, fino a quando seguendo un impulso che lo caratterizza fin dall’infanzia decide di diventare donna, o meglio di azzerare le apparenze e comportarsi seguendo il suo istinto, lasciando sbocciare la sua vera identità. Nasce così Beatrice, che mantiene quasi tutta la fisicità di Pino, che  non prende mai in considerazione l’idea di cambiare sesso, ma modifica solo in parte le sue fattezze grazie ad una cura ormonale. E l’incontro e il matrimonio con Marianna, una badante rumena che lo accetta esattamente per quello che è senza porsi troppe domande, darà una vera e propria svolta alla sua vita sentimentale, caratterizzata da profonde ferite difficili da rimarginare.

La storia è affrontata con ironia e umiltà e davanti alle confessioni di Pino/Beatrice, dobbiamo fare tutti un passo indietro e mettere in discussioni le nostre certezze, perchè quello che colpisce maggiormente, è il suo coraggio e la sua determinazione nel voler essere quello che è e la sua profonda convinzione nel voler vivere la vita da persona libera da condizionamenti e conformismi. E noi spettatori, assistiamo a tutto questo con estrema naturalezza, come se la storia di Pino facesse parte del vivere quotidiano e il sentimento che ne scaturisce è di profondo rispetto e ammirazione. Pino/Beatrice, non risulta mai ridicolo, perchè il suo messaggio contiene una verità universale, che sarebbe sempre bene tenere a mente. Una storia autentica, seppur costruita tra mille complicazioni e qualche pregiudizio, o più semplicemente come cantava il grande Fabrizio De Andrè “storia diversa per gente normale, storia comune per gente speciale”.

Laura Pozzi

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