L’insostenibile leggerezza dell’essere – Milan Kundera

“Quello che avviene una sola volta è come se non fosse mai accaduto. (…) La storia è leggera al pari delle singole vite umane, insostenibilmente leggera, leggera come una piuma, come la polvere che turbina nell’aria, come qualcosa che domani non ci sarà più…”

Così è per Tomas, Tereza, Sabina e Franz. Ci sono, le loro vite sono reali, amano, vivono, lavorano, credono. Ma la loro storia è insostenibilmente leggera. Tutto il loro essere, così concreto, così vero, scomparirà con loro.

Europa, fine anni ’60. C’è il comunismo, la Primavera di Praga, ma a tradimento anche l’ingombrante presenza russa. C’è l’entusiasmo degli intellettuali, ci sono le loro vite, i loro sogni, le loro proteste. Sembra di poter toccare tutto, tanto sembra reale, e invece la natura effimera delle vite e degli eventi li porterà a scomparire.

In un contesto complicato e di profondo smarrimento, Franz, Sabina, Tomas e Tereza continueranno, nonostante tutto, a vivere le loro vite ricercando la bellezza, all’insegna di una leggerezza che paradossalmente non mancherà di rivelarsi insostenibilmente pesante.

Tomas e le sue numerose amanti casuali, Sabina che fugge davanti all’amore di Franz, non riusciranno a rendere le loro figure meno gravi. Uscendo di scena lasceranno lunghe ombre pesanti.

Francesca Nanni

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