Pasolini – Abel Ferrara

Pier Paolo Pasolini secondo il vangelo di Abel Ferrara, o forse sarebbe meglio dire il cinema di Pasolini secondo l’occhio controverso e sempre fuori dagli schemi del regista americano. Sì perchè quest’opera che parla essenzialmente per immagini (magnifiche e maestose quelle su Roma), non vuole essere un omaggio, una celebrazione, nè tantomeno un film denuncia sulla vita del grande scrittore.

Partendo dagli ultimi due giorni, prima della tragica fine all’idroscalo di Ostia, Ferrara mostra semplicemente la quotidianità di un uomo fuori dal comune, un personaggio reso scomodo dalle sue idee (che dichiara apertamente nelle interviste), che ancora oggi fanno riflettere  e appaiono drammaticamente profetiche. Ecco allora il poeta, che dopo la realizzazione del suo film più estremo “Salò o le 120 giornate di Sodoma”, s’interroga sul futuro, mostrando tutta la sua reticenza e preoccupazione, nelle intense espressioni di Willem Dafoe, davvero straordinario e sorprendente nell’aderire con tanta autenticità a volto e corpo del poeta.

Ferrara, il regista scandaloso, poco amato dai critici restituisce a Pasolini la dimensione di uomo normale, ma non qualsiasi, perchè il grande pregio di quest’opera sta proprio nel fatto di evidenziare il carisma di una grande personalità, attraverso gesti comuni e rapporti familiari sempre dettati da grazia e pudore, (esemplare e quasi commovente, l’ultima cena con Ninetto Davoli) o gli slanci affettuosi con l’amata genitrice Susanna. Poi ovviamente, c’è il Pasolini artista, quello che si dedica anima e corpo a due progetti: la stesura di “Petrolio”, suo ultimo romanzo rimasto incompiuto e la realizzazione di un nuovo film “Porno Teo Kolossal”, con protagonisti Eduardo De Filippo e lo stesso Ninetto. Progetti, che come ben sappiamo non vedranno luce, ma che Ferrara attraverso il suo genio, fa suoi, facendo intravedere quello che poteva essere e non è stato.

Il regista, con cura e accortezza, si appropria delle sue idee e filma quello che molto probabilmente era la visione dello stesso Pasolini. A questo punto, il film diventa in tutto e per tutto il film di Ferrara, l’unico regista in grado con passione, coraggio e un pizzico d’incoscienza di trasformare in immagini l’universo contraddittorio del poeta.

Siamo curiosi di sapere, se Pasolini, avrebbe approvato o meno tutto questo. Purtroppo, non c’è risposta, ma ritrovare il vero Ninetto Davoli, che nonostante gli anni non perde un briciolo del suo stupore e della sua fanciullezza nel ruolo pensato per De Filippo, ci da più di una conferma, sulla validità e importanza di un opera, forse imperfetta, ma autentica e vitale.

Laura Pozzi

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