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Il giovane favoloso // Mario Martone

Crea un certo stupore, nonchè piacere vedere un’opera come “Il giovane favoloso” in testa al box office dei film più visti da oltre due settimane. Primo perchè non siamo abituati a vedere film italiani campioni d’incassi, a meno che non si parli di “cinepanettoni” o commediole in perfetto stile natalizio e poi perchè un personaggio come Giacomo Leopardi, se da una parte incuriosisce, dall’altra non garantisce un giusto ed equilibrato impatto sul pubblico.

Mario Martone, a sorpresa è riuscito nell’impresa, a dispetto di una poca e calorosa accoglienza, che la pellicola aveva ricevuto all’ultima mostra del cinema di Venezia. Leopardi, si sa è stato un personaggio controverso, grandissimo poeta sempre in lotta con i suoi demoni interiori, troppo spesso e superficialmente liquidato come pessimista, che doveva le sue sciagure ad una rigidissima educazione familiare e a i suoi innumerevoli problemi di salute. In parte è vero, ma ad un’attenta ed accurata analisi delle sue opere, emerge sì, un certo disagio e incomprensione nei confronti della società, ma anche un’irrefrenabile voglia di vivere e di adattarsi ad essa, senza rinunciare alla sua lucida ed infelice visione del mondo.

La sfida del film è proprio questa. Spogliare il giovane poeta di Recanati, da tutti i luoghi comuni che lo circondano e attraverso la rilettura dei suoi capolavori (dalle “Operette morali”, a “L’ Infinito” fino a “La Ginestra”) comprendere il suo pensiero da una prospettiva diversa. La prima parte del film (che è anche la più riuscita), ci mostra la giovinezza del poeta, segnata da una madre bigotta e anaffettiva e un padre despota che rinchiude i figli, in una sorta di prigione intellettuale. Giacomo, il ribelle, non accetta tutto questo e tenta più volte di fuggire dalla sua odiata/amata Recanati. Ma la sua fuga che lo condurrà prima a Firenze, poi a Roma ed infine a Napoli dove morirà, non lo aiuterà a trovare un posto nel mondo,e il suo pensiero troppo grande ed universale non può che risultare estraneo all’uomo comune. Ma anche alla stessa natura, prima vista come benefica madre e poi come unica causa dell’infelicità umana.

Non era facile rendere tutto questo in una pellicola che dura poco più di due ore e Martone ci riesce solo in parte, non cogliendo fino in fondo il profondo conflitto che sta alla base del poeta. E così ci restituisce un Leopardi che conosciamo già, quello studiato sui libri di scuola che si può amare o odiare. Apprezzabile comunque il tentativo, di dar nuova luce ad un genio della letteratura italiana, troppo spesso ingiustamente dimenticato.

Laura Pozzi

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