Jeff Buckley / Storia triste di un figlio d’arte di talento

Come si dice, a volte le colpe dei padri ricadono sui figli e se non sono le colpe, è il destino malvagio ad essere trasmesso in eredità.

Ben tornati all’ascolto di una nuova puntata della rubrica di storia della musica, La Musica del Venerdì.

Scotty nasce quasi esattamente quarantotto anni fa, il 17 novembre 1966, poco tempo prima che i suoi genitori si separino. Dovrà aspettare qualche anno per conoscere il padre biologico, che muore di overdose all’età di 28 anni quando Scotty ne ha 9. Del padre vi ho già parlato, uno dei maggiori cantanti della storia del Rock, che pur avendo tutte le carte in regola, ottiene il successo, ironia della sorte, solo dopo morto.

Con geni di questo tipo, senza dimenticare la madre violoncellista, sarebbe stato altamente improbabile che il Nostro non si interessasse di musica. Infatti lo ritroviamo dopo qualche anno a vivacchiare nell’ambiente del Village di New York, dove si esibisce coadiuvato dall’amico chitarrista Gary Lucas

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Per quanto simili soprattutto nell’aspetto

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padre e figlio, appartengono ad epoche diverse e anche la loro formazione musicale è profondamente diversa, essendo diverso il panorama musicale di riferimento. Del padre biologico Scotty, eredita la voce, sicuramente meno estesa e impostata di quella del genitore, ma con la quale riesce a infondere patos e profondità a tutte le sue canzoni.

Il suo primo disco “Grace”, nel quale accanto ad alcune cover, dimostra di avere anche talento compositivo, gli permette di occupare un posto nella storia della musica, ma da vivo, non fa in tempo ad accorgersi di che successo sia. Muore affogato in modo incomprensibile il 29 maggio 1997.

Se volete vederlo malinconico, seduto in terra..

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se volete vederlo contento in compagnia di un certo cantante inglese..

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infine se volete vederlo con uno sguardo forse carico di rimpianto premonitore..

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Con l’intensa “Morning Theft”

con la famosa “Grace”

e con la cover di Leonard Cohen “Hallelujah” con la quale tocca altissime vette interpretative

 

Signore e Signori,

ecco a Voi,

il grande Jeff Buckley

Buon ascolto e buon Venerdì

 

Fabrizio Savelli

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