La spia – Anton Corbijn

Nella scena finale del film, Philip Seymour Hoffman alias Gunther Bachmann dopo aver spento le luci della sua auto, scende dalla Mercedes ed esce di scena. Questo epilogo, dal sapore vagamente profetico, chiude la pellicola diretta da Anton Corbijn, e mette fine suo malgrado alla carriera di uno degli attori più profilici di Hollywood (e non solo), che siamo sicuri aveva ancora molto da dire e dimostrare.

Hoffman è morto inaspettatamente il 2 febbraio di quest’anno, a soli 47 anni  e a tutti gli effetti “La spia”, rappresenta il suo testamento, ma sopratutto il “suo” film. La perdita di quest’attore, dalle enormi potenzialità, sarà difficile da colmare, così come sarà impossibile non ripensare a tutte le sue interpretazioni, che hanno sempre lasciato il segno in tutti i film da lui interpretati e in questo”La spia”, non fa eccezione.

Tratto dal romanzo di John le Carrè (di cui ricorderemo il recente “La talpa”), la pellicola racconta con ritmo pacato, sottomesso, a volte straniante, la storia di più personaggi, che orbitano intorno ad un nucleo comune, rappresentato da Gunther Bachmann a cui spetta l’arduo compito di gestire i servizi segreti tedeschi nella lotta contro il terrore, rappresentato da Al Qaida.

La vicenda, si svolge ad Amburgo, considerata la base (come evidenziano le didascalie iniziali), di tre degli attentatori dell’undici settembre e da allora tenuta sotto strettissima sorveglianza dai servizi segreti tedeschi ed americani, che dovrebbero cooperare, ma che in realtà come scopriremo in seguito, daranno vita ad una sorta di “guerra fredda” senza vincitori. L’arrivo improvviso dalla Cecenia di Issa Karpov, giovane dall’aspetto ambiguo e poco rassicurante, fa scattare un intricato meccanismo, che coinvolgerà una giovane avvocatessa, un banchiere e un ricco magnate arabo che probabilmente dietro a cospicue donazioni a scopo benefico, nasconde molto di più.

Ed è proprio a questo punto, che nasce una vera e propria competizione tra tedeschi e americani, i primi con Bachmann in testa ad adottare un’atteggiamento prudente e poco aggressivo nei confronti dello straniero e i secondi che vorrebbero mettere fine alla questione con metodi spregiudicati e violenti. La resa dei conti sarà inaspettata e dolente, proprio come il suo protagonista, che attraverso il suo sguardo rassegnato e deluso vedrà sprofondare le sue ultime speranze di salvare il mondo.

Thriller anomalo, che lascia poco spazio all’azione, ma giocato quasi interamente sull’interiorità complessa e irrisolta di Bachmann, il film si distacca nettamente dal genere e ci regala una storia d’atmosfera a cui è difficile restare indifferenti.

Laura Pozzi

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