Mommy – Xavier Dolan

Quando Steve, ragazzo problematico, affetto da improvvise e profonde crisi d’ira, si avvicina verso lo schermo, pattinando sulle celeberrime note di “Wonderwall” degli Oasis, modificando il formato della pellicola in 16:9, ammettiamo che Xavier Dolan ha un talento fuori dal comune.

Forse è un po’ eccessivo definirlo genio, come si sente dire in giro, ma la sua idea di cinema, che piaccia o no, non può lasciare indifferenti. La scena sopra citata, è una delle più belle del film e spicca sia per originalità, sia per quel senso di libertà che lascia trasparire. Fino a quel momento, (ma per gran parte della storia) Dolan ci costringe a seguire il tutto, in un formato ridotto, quasi incomprensibile per il nostro sguardo, abituato a vedere pellicole a tutto campo. Ma questa scelta tanto audace, quanto necessaria, è da imputare a tutto quello che il giovane regista canadese racconta.

La trama è semplice e ruota intorno alla figura di Diane, la “mommy” del titolo, alle prese con un figlio impossibile da gestire. Diane è una madre fuori dal comune, stravagante, ancora molto piacente e con la totale convinzione, che suo figlio, seppur con tutti i problemi debba vivere con lei e non rinchiuso in qualche istituto.

Il loro rapporto esclusivo, a volte violento, a volte tenero e morboso, incuriosisce non poco la vicina di casa Kyla, che non tarderà molto ad inserirsi in questo particolare nucleo familiare, destinato a trasformarsi in un ménage à trois, dai risvolti imprevedibili.

Tre personaggi, contraddittori e indefinibili, che reggono due ore e venti di film, raccontando una non storia, ma impadronendosi di uno schermo troppo piccolo che non lascia scampo, né a loro, né a noi spettatori, che respiriamo un senso d’oppressione, difficilmente spiegabile. Ma le rare volte, che, osano spingersi (anche solo con il pensiero) al di là di quello che la vita impone, vale la visione del film. Che sì, sarà esagerato, disturbante, molto spesso irritante (sopratutto quando Dolan, consapevole del suo talento, schiaccia l’acceleratore sul narcisismo), ma anche molto insinuante, insomma uno di quei film destinati a rimanere, nel bene o nel male.

Dolan è un ragazzo di appena 28 anni, con già cinque pellicole all’attivo, mai distribuite in Italia. Questo film, che troverà molti sostenitori, e altrettanti detrattori, rappresenta una buona occasione per fare la conoscenza di un cineasta, ancora troppo preso da se stesso, per poter formulare un giudizio esaustivo. Ma non possiamo, negare tra i suoi vari talenti, quello di un’occhio sopraffino per la scelta degli attori. Anne Dorval (già sua attrice, nei lavori precedenti), è una mommy quasi indimenticabile.

Laura Pozzi

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