Il ragazzo invisibile – Gabriele Salvatores

Gabriele Salvatores è un adorabile sperimentatore. Nel corso della sua lunga carriera, si è sempre contraddistinto per un talento fuori dal comune e per un’idea di cinema (almeno negli ultimi tempi) insolita nel panorama italiano.

Giunto al suo diciannovesimo lungometraggio, non smentisce la voglia di andare oltre, per esplorare nuovi linguaggi cinematografici e generi ormai dimenticati dal cinema nostrano. Dieci anni dopo “Io non ho paura”, il regista milanese, torna ad affrontare il delicato tema dell’adolescenza (a lui particolarmente congeniale) questa volta in chiave fantasy.

Michele, ragazzo solitario, con una passione segreta per Stella sua compagna di classe e futura ginnasta, trascorre le giornate per le vie di una misteriosa Trieste (fotografata benissimo da Italo Petriccione) in sella alla sua bici. Sogna di essere un supereroe e l’imminente festa di Halloween, diventa pretesto per acquistare una maschera, che per poche ore lo trasformerà in uno dei suoi eroi. Non tutto andrà come previsto e sarà costretto a ripiegare, su un improbabile costume made in China, che però contro ogni aspettativa, possiede il potere dell’invisibilità.

Strizzando l’occhio al film di John Carpenter “Le avventure di un uomo invisibile”, il giovane protagonista, si trova a vivere improvvisamente una vita parallela, incomprensibile quanto emozionante. Il suo “dono” inaspettato, gli consente di pareggiare i conti con il mondo circostante e di scoprire dolorose verità, tenute segretamente nascoste. Non sveliamo di più, perchè anche se nel film non tutto funziona, il piccolo superoe made in Italy, ci appassiona e conquista, grazie al suo pudore e alla sua incoscienza tipica di quell’età.

Ma il film di Salvatores, a differenza di tutte le pellicole di genere, lascia poco spazio agli effetti speciali, concentrandosi maggiormente sulla  psicologia e  sul contesto sociale dei giovani protagonisti. Tanto che, per molti aspetti, assomiglia più a un thriller di spionaggio, che a uno di fantascienza. Questa contaminazione di generi, fa sì che il film non si limita ad essere un prodotto di puro intrattenimento per ragazzi, ma a conquistare spettatori di tutte le età. E il finale, così ambiguamente aperto, lascia pensare che la storia non finisce qui.

Laura Pozzi

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