Hungry hearts – Saverio Costanzo

Saverio Costanzo, ama da sempre raccontare storie d’ordinaria follia, miscelando sapientemente generi diversi come dramma e thriller, adottando spesso soluzioni registiche al limite dell’horror. I suoi incipit, non sono mai casuali e racchiudono a volte il senso della storia che si appresta a raccontare.

Il piano sequenza che apre “hungry hearts”, non può lasciar indifferenti e basterebbe da solo, a giustificare la visione del film. Mina e Jude s’incontrano in una toilette di un ristorante cinese, dove restano bloccati per alcuni minuti, quanto basta per far nascere un amore che li porterà dritti al matrimonio, complice una gravidanza inaspettata. Le loro nozze (che ricordano molto da vicino quelle filmate da Lars Von Trier), si celebrano al ritmo di “What a feeling”, storica colonna sonora di “Flashdance” (da cui è impossibile operare una cesura), ma il destino che attende la diafana Mina sarà molto diverso da quello della protagonista di Adrian Lyne.

Convinta, anche grazie ad una veggente, che il futuro nascituro, sarà un bambino indaco, Mina a poco a poco diventerà facile preda della sua ossessione, che metterà a rischio non solo il suo matrimonio, ma la vita stessa del piccolo. Il difficile ruolo di madre, che nella quotidianità porta spesso a gesti estremi, qui si esprime attraverso un amore totale eppure devastante, dove l’evidenza dei fatti, viene azzerata da convinzioni distruttive.

Non è facile trovare empatia, con questi personaggi che creano un vero punto di rottura con lo spettatore, tanto che lo stesso Costanzo ce li presenta a volte deformi, quasi riflessi nelle loro contorsioni mentali. Film difficile, crudele a volte disturbante, che pur affrontando una tematica insolita ma reale, lascia poco spazio ad una spiegazione plausibile. Così non resta che immedesimarsi nel povero bambino senza nome e sperare che qualche deux ex machina interceda per lui e lo tenga fuori dalla follia umana, che spesso genera mostri.

Attenzione però a non leggere il film come una critica a certi stili di vita (quali il veganismo o la medicina alternativa), perchè la follia il più delle volte si annida dove proprio uno non se lo aspetta. Quel che resta, dopo la visione, è un senso di vago disorientamento che crea un vuoto che sappiamo (inconsapevolmente) esistere in ognuno di noi.

Laura Pozzi

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