Cronache del Ghiaccio e dell’Orso

Il fenomeno del riscaldamento globale è ormai di pubblico dominio, nonostante persista ancora nella comunità scientifica una manciata di negazionisti. Sulle cause del Global Warming i pareri degli scienziati sono ancora discordi; concorrono, oltre al noto incremento dei gas serra in atmosfera, anche fattori astronomici, macchie solari, deforestazione, circolazione oceanica e alterazioni della circolazione dei venti.

Di sicuro qualcosa sta cambiando. Molto velocemente.

La National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) e la NASA hanno di recente confermato che il 2014 è stato l’anno più caldo sulla terra dal 1880, superando il record del 2010. All’interno del quadro generale si nota che durante l’anno la temperatura media registrata nella regione artica è aumentata quasi del doppio rispetto al resto del pianeta. In Alaska le temperature invernali hanno raggiunto picchi anche di dieci gradi più elevati della norma.

Ogni anno, la formazione dei ghiacci artici attraversa un ciclo: la quantità di ghiaccio è massima a dicembre e minima in settembre, con la fine della stagione estiva. Parte di questo ghiaccio, chiamata perenne, non è interessata dalle variazioni stagionali.

I dati che abbiamo a disposizione per valutare le variazioni delle quantità di ghiaccio nella regione artica partono dal 1979, anno in cui si iniziò a far uso dei satelliti per il monitoraggio della calotta.

Nonostante le temperature registrate, il 2014 non è stato un anno particolarmente significativo; rientra però nel trend degli ultimi decenni, durante i quali il ghiaccio artico è andato diminuendo. Nell’animazione pubblicata dalla NOAA si vede l’andamento del ghiaccio dal 1987 al 2014; i colori che lo indicano vanno dal blu (ghiaccio nuovo) al bianco (ghiaccio vecchio).

La riduzione ha interessato anche il ghiaccio perenne (in bianco). Come si può vedere dal video, infatti, quest’ultimo ha progressivamente ristretto la sua superficie concentrandosi attorno alle isole del Canada centro-settentrionale.

Inutile dire che la diminuzione di ghiaccio ha ripercussioni dirette sulla fauna locale. La presenza degli orsi polari è infatti intimamente legata all’esistenza del ghiaccio marino, substrato sul quale si dedicano alla caccia della loro preda preferita: la foca.

Si è già registrato un calo sostanziale del numero degli orsi nella Baia di Hudson e nel Mare di Beaufort (a nord dell’Alaska). La presenza della banchisa è fondamentale per le popolazioni di orsi polari, basti pensare che fra quelle conosciute maggiormente solo una dà segni di miglioramento ed è quella localizzata nell’arcipelago artico canadese, zona in cui il ghiaccio non si è ridotto.

cronache orso

Alcuni orsi polari sembrano reagire adattandosi alla vita sulla terraferma, cacciando caribù o nutrendosi di uova di uccello ma, per una specie che per sopravvivere ha bisogno di cibo ricco di grassi e ad alto valore energetico, queste variazioni alla dieta potrebbero non bastare al sostentamento nel lungo periodo.

Delle popolazioni di orsi conosciute sparse fra le zone settentrionali di Stati Uniti, Russia, Canada, Groenlandia e Nord Europa non si sa molto; è difficile quindi dare una stima della situazione globale di questa specie.

Quel che è sicuro, però, è che se i ghiacci continuano a ritirarsi, la sopravvivenza di uno dei più grandi e maestosi carnivori della terra è a rischio.

[ ]…Fa che tutti gli uomini, che amano la bellezza e la forza, lo seguano nel suo cammino: in questo modo l’orso non perderà la strada e ritroverà la sua tana.
Fa che tutti gli esseri umani amino la vita e rispettino quella degli altri: in questo modo nessuno dovrà dispiacersi dei propri errori.
Infine, fa che il mio selvaggio fratello orso viva per sempre libero, finché il sole risplende nel cielo.
Questa è la mia preghiera o Grande Spirito, per il mio fratello orso. 
(Capo Dan George)

 

Serena Piccardi

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