Gemma Bovery – Anne Fontaine

Se è vero che la vita imita l’arte, non sorprende che il cinema imita la letteratura. Ed è proprio da questa contaminazione che nascono opere come Gemma Bovery, che attenzione non è una riproduzione del capolavoro letterario di Flaubert, ma ci va molto vicino in modo originale e sorprendente.

Già il titolo suggerisce qualcosa d’insolito, che seguiamo attraverso la personalissima visione del protagonista Martin Joubert, (interpretato da un infallibile Fabrice Luchini) di professione panettiere ritiratosi in Normandia, dopo una vita trascorsa a Parigi. La sua fervida immaginazione, sembra trovare un’inaspettata attuazione nel momento in cui fa la conoscenza dei nuovi vicini, che portano il nome di Gemma e Charles Bovery.

Il sogno di una vita sembra realizzarsi, la sua ossessione per Madame Bovary, trova compimento nei modi timidi e cortesi, ma sopratutto nello sguardo intrigante di una luminosa Gemma Arterton, che sembra aver scritto negli occhi il destino dell’eroina flaubertiana. Introducendosi poco a poco, nella sua vita, Martin, scopre in Gemma tutte le frustrazioni di moglie annoiata che caratterizzano la vera adultera del romanzo. E a questo punto diventa artefice del suo destino e come un regista consumato, sarà lui a dirigere i vari episodi dell’avvenente ragazza e del suo giovane amante.

Non sappiamo quanto reale sia, quello che vediamo perchè se di fatto il film porta la firma di Anne Fontaine, quello che succede all’interno sembra essere opera del suo fantasioso protagonista, che per rabbia o per amore non salverà la sua eroina e penserà per lei un finale tragicomico, molto diverso seppur uguale al suo libro preferito. L’originalità della storia sta proprio in questo, prendere un classico della letteratura e adattarlo alla visione di un uomo “tranquillo”, che ama giocare con la vita.

Se il risultato finale è una commedia elegante e sofisticata, il merito va senza dubbio a Flaubert, che a distanza di quasi due secoli riesce ad essere moderno, con una vicenda familiare semplice eppure complessa che ancora affascina e ispira milioni di storie. Sarebbe bello che magari dopo la visione del film, chi ancora non avesse letto il libro, lo recuperasse in qualche biblioteca, perchè il cinema quello vero, non può essere considerato solo puro intrattenimento. E occhio allo spassoso finale, che sembrerebbe presagire ad una nuova avventura firmata Martin Joubert.

Laura Pozzi

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