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Luigi Tenco / Una triste storia sanremese

Ben tornati all’ascolto di una nuova puntata della rubrica di storia della musica, La Musica del Venerdì.

Oggi vi parlerò di un ragazzo nato nella primavera del 1938, in Piemonte, ma trasferitosi da piccolo a Genova, dove conosce qualche anno dopo, Gino Paoli, Fabrizio De Andre’ e Bruno Lauzi. Intanto si diploma e si iscrive all’Università, Ingegneria prima e Economia Politica poi. Per hobby suona il clarinetto e impara a suonare anche il sax. Nei primi anni ’50 fa parte di alcuni gruppi giovanili,

foto Lt1

ma nel 1959 si trasferisce a Milano e grazie all’amico Gianfranco Reverberi, ottiene prima un lavoro alla Ricordi e poi un vero e proprio contratto discografico.

Il nostro è un ragazzo serio, con dei principi, non gli piace fare serate, perché non vuole essere pagato per cantare e poi è imbarazzato, non tutti gli spazi sono adatti a cantare. Durante un’intervista del ’62 con il grande Sandro Ciotti, nega l’esistenza di una scuola genovese, o almeno di farne parte.

Il primo LP gli crea grane con la censura, il secondo va meglio, ma il Nostro è forse arrivato troppo in anticipo per il suo tempo, sarebbe stato perfetto per il cantautorato anni 70′, ma si toglie la vita nel 1967 a San Remo, durante il diciassettesimo festival della canzone italiana, per motivi che non ci è dato di sapere.

Salvatore Quasimodo ha scritto: “Luigi Tenco ha voluto colpire a sangue il sonno mentale dell’italiano medio”

Se volete vederlo mentre ci osserva serio..

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se volete vederlo con la sua chitarra..

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infine se volete vederlo seduto nei pressi di Piazza San Pietro in Roma..

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Con il brano che venne censurato e lo tenne lontano da radio e tv per due anni, “Cara maestra”


con il brano, bello, “Mi sono innamorato di te” con il suo incipit quasi geniale

infine con il malinconico “Vedrai vedrai”

 

Signore e Signori,

Luigi Tenco

Buon ascolto e buon venerdì!

 

Fabrizio Savelli

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