Scienza e arte: un amore possibile

L’arte imita la natura” scriveva Seneca e, spesso, attraverso l’occhio dell’artista se ne può cogliere il senso intimo e interpretarne le sfumature più variegate. Questa puntata delle Cronache Darwiniane sarà, per una volta, un po’ più umanistica ma non per questo meno scientifica.

Il bisogno degli esseri umani di rappresentare la natura ha radici antichissime, basti pensare alle pitture rupestri (datate fino a quasi 40’000 anni fa). Si ritiene che lo scopo di queste raffigurazioni fosse di propiziare la caccia e la fertilità o che facessero parte di rituali dell’epoca, alcuni ritengono che in alcuni casi si trattasse di abbellimenti degli spazi abitativi.

Spesso si tratta di immagini di straordinaria vividezza, dotate di particolari dettagliati e studio delle proporzioni. Interessanti anche perché ci forniscono informazioni sulla fauna e sulla flora dell’epoca.

Grotta di Altamira

Le raffigurazioni di elementi naturali si sono poi moltiplicate nel corso della nostra storia per i più disparati motivi. Per gli egizi gli animali facevano riferimento a specifiche divinità, per i romani si trattava di trofei di caccia, nel medioevo cristiano erano utilizzati come simboli di vizi e virtù.

Il disegno naturalistico vero e proprio, però, nacque dallo studio dei soggetti al fine di creare delle rappresentazioni riconoscibili che potessero essere di riferimento per altri. La conoscenza e l’osservazione giocano quindi un ruolo fondamentale.

Già nel periodo medievale erano diffusi gli erbari, con evidenti scopi medici, e, successivamente, troviamo chi, come il naturalista Ulisse Aldrovandi, si cimentò in studi approfonditi su anatomia e proporzioni per raffigurare al meglio il mondo naturale.

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È con lo svilupparsi della tassonomia biologica come disciplina scientifica che l’illustrazione naturalistica assume un certo rilievo. In particolare, nel XVIII secolo, il lavoro di classificazione di flora e fauna operato da Linneo, rende molto importante la corretta rappresentazione delle specie all’interno del nuovo sistema portando alla creazione di vere e proprie tavole tassonomiche.

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La nomenclatura binomiale finalmente utilizzata in queste tavole, identificando in maniera univoca le specie, risolveva i problemi prodotti dalla varietà di nomi locali.

Siamo nell’800, un periodo fecondo dal punto di vista scientifico e, mentre ci si dedica alla comprensione delle relazioni che legano le varie specie, ci sono scienziati che riescono ad abbinare, per così dire, l’utile al dilettevole.

Ernst Haeckel, biologo marino, zoologo e artista tedesco si dedica al suo “Kunstformen der Natur”, una splendida raccolta di litografie in cui spiccano gli organismi marini. L’attenzione per la comprensione della legge naturale è testimoniata non solo dalle sue tavole riccamente colorate e decorate ma anche dal raggruppamento di diversi esemplari di una stessa specie su uno sfondo neutro, per far risaltare analogie e differenze fra i vari individui; il suo lavoro unisce l’arte e la divulgazione.

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Non è un caso che chi si dedica alle illustrazioni sia spesso un naturalista, infatti, lo studio della forma della natura nelle sue corrette proporzioni è fondamentale per una corretta rappresentazione. Come sappiamo ogni forma di vita ha una morfologia che è il risultato di milioni di anni di evoluzione; non rispettarla significherebbe riprodurre un organismo inverosimile, alterando il significato che quella forma ha per la sopravvivenza dell’organismo.

haeckel

Ma le forme presenti in natura sono oggetto di interesse anche da parte di pionieri della nuova arte che sta muovendo i primi passi in questo periodo: la fotografia. Karl Blossfeldt concorda con Haeckel quando sostiene che “la formula dei rapporti segreti fra l’arte e la natura” viene svelata in un processo che vede la prima imitare la seconda in modo del tutto naturale. La simmetria, l’armonia delle forme naturali viene, quindi, riproposta nella sua intrinseca bellezza.

blossfeldt

La fotografia ha rivoluzionato il modo di rappresentare le forme naturali, ma questo non significa che si sia perso il gusto e l’interesse per il disegno delle stesse. In rete si trovano tuttora decine di corsi, concorsi e mostre a riguardo.

Entrambe le forme d’arte, infatti, sono parte di quel cammino che vede scienza ed arte andare a braccetto nel corso dei secoli, unendo la ricerca estetica con l’analisi biologica.

Per chi vuole cimentarsi nel disegno naturalistico segnaliamo dei concorsi:

http://www.parcocastelliromani.it/seconda-edizione-del-concorso-di-disegno-naturalistico

http://illustrarelanatura.it/disegno/partecipa/

“Insomma, a forza di trasformazioni, io seguo la natura senza poterla afferrare, e poi questo fiume che scende, risale, un giorno verde, poi giallo, oggi pomeriggio asciutto e domani sarà un torrente.”
(Claude Monet)

 

Serena Piccardi

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