Vizio di forma – Paul Thomas Anderson

Il vizio intrinseco (e non di forma come recita il pessimo titolo in italiano), nel gergo assicurativo, significa qualcosa che non può essere evitato (come i bicchieri che si rompono o la cioccolata che si scioglie), ma è un concetto molto più vasto, che può essere applicato a persone o cose.

Nel film di Paul Thomas Anderson, che si svolge a cavallo tra gli anni 60′ e 70′, in pieno fermento ideologico e politico, il protagonista della storia Larry “Doc” Sportello, hippie stralunato dal cuore spezzato, nonchè investigatore privato, si trova per le mani un’indagine oscura e complicata affidatagli, proprio dalla sua Shasta, che come una spietata carnefice lo prega di sventare un complotto a danno del suo attuale amante.

Questo è l’incipit della storia e sicuramente la parte più comprensibile, perchè da questo momento in poi per noi spettatori, ma per gli stessi protagonisti, tutto si complica e ben poco si definisce e anche se alla fine una resa dei conti è inevitabile, risulta davvero difficile spiegarla a qualcuno. Quello che sicuramente, ricorderemo più a lungo di questi 148 minuti è proprio lui, il carismatico Joaquin Phoenix che presta anima e corpo al malinconico Doc, che sogna un passato migliore e cerca di recuperarlo sulle note di “Journey Through the Past” di Neil Young. E anche se il suo presente è caratterizzato da una realtà “strafatta” da spinelli ed erba in quantità industriale, non possiamo che affidarci al suo istinto e seguirlo in questa intricata vicenda.

Se a molti un personaggio così può ricordare “Il grande Lebowsky” dei fratelli Coen, diciamo subito che Doc rappresenta il suo fratellino minore, ancora troppo preso nel vortice della vita per attraversarla con la giusta leggerezza. Anche se lo strepitoso finale, (uno sguardo in macchina del nostro investigatore, illuminato dalla giusta consapevolezza) ci suggerisce proprio questo, che le cose non possono tornare e sono imprescindibili dal loro vizio intrinseco.

Dicevamo come senza Joaquin Phoenix, questo film non avrebbe quasi ragione d’essere, perchè ad un’attenta analisi rappresenta la sua autobiografia. L’attore americano, si è sempre distinto per eccentricità riservatezza ed un passato non sempre facile (ricordiamo la tragica morte del fratello River nel 1993), ma la sua infanzia grazie anche a due genitori fuori dal comune è stata davvero all’insegna della libertà e dell’anticonformismo.

Qualche anno fa lo sfuggente Joaquin, annunciò a sorpresa il ritiro dalle scene cinematografiche e documentò il tutto realizzando insieme a Casey Afflek “I’m still here” che scatenò lunghe polemiche sulla sua presunta veridicità. Il film risulta riuscito anche per l’aver ritrovato un formidabile attore, che ha visto compiersi il suo naturale destino ed abbia imparato ad ironizzare su se stesso.

Laura Pozzi

Condividi:
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

© 2012-2019 virgoletteblog.it ideato e realizzato da Filippo Piccini

Log in with your credentials

Forgot your details?