Free as a bird?

Quando capiremo, a fatti e non a parole, che le scelte esercitate contro gli animali sono anche scelte contro di noi? (Danilo Mainardi)

Oggi vi propongo un argomento di ecologia la cui trattazione si presta sicuramente a polemiche ma sul quale l’attenzione non è mai troppa: il commercio delle specie esotiche.

Non so quanti di voi siano a conoscenza delle dimensioni del traffico di specie esotiche in Italia; si tratta di un giro d’affari che si aggira intorno a due miliardi di Euro l’anno, dato del 2014. Stiamo parlando solo della nostra penisola, in Europa si stimano cifre intorno ai 100 miliardi annui e se spostiamo lo sguardo a paesi come Russia e Cina i numeri sono ancora più impressionanti.

I motivi di tale commercio sono vari; si va dalle pelli di rettili per le borse alle scimmie per i circhi, dai pesci tropicali per gli acquari ai felini per le pellicce, dagli animali selvatici “da compagnia” all’avorio per le suppellettili e così via, coralli, tartarughe, pappagalli, uccelli rapaci, piante ornamentali…

La parte delirante di questa tratta è che spesso riguarda specie in via di estinzione, o comunque protette, e che a volte sono coinvolti zoo, acquari ed altre istituzioni che dovrebbero avere fini educativi. Di questi cosiddetti fini educativi avremo modo di parlare in altre occasioni, quello che vorrei fare in questa puntata della rubrica di scienze è sensibilizzare sull’argomento dal punto di vista ecologico e suggerire quello che possiamo fare noi, come individui, per limitare i danni.

Tigre

Benché voglia soffermarmi sull’aspetto ecologico qualche piccola considerazione merita anche l’aspetto morale: come iniziano i viaggi di questi malcapitati animali? Nel modo più crudele; nel caso di esemplari venduti vivi questi vengono catturati da trappole, separati dalle madri e chiusi in gabbie piccolissime per essere poi trasportati a migliaia di chilometri di distanza in condizioni miserabili, spesso senza cibo, narcotizzati e stipati in stive gelide o addirittura (ad alcune tartarughe è successo anche questo) in trolley come bagaglio a mano, se le dimensioni lo consentono.

Bisogna poi dire che per ogni animale che arriva vivo ce ne sono molti di più che muoiono durante la cattura o il tragitto.

Si può pensare che per gli animali utilizzati per le pellicce o per il cuoio la storia sia diversa ma la realtà ci dimostra che non è così. Nonostante i permessi e le certificazioni richieste c’è un commercio di frodo molto proficuo che specula anche su specie in via d’estinzione.

Il primo pensiero dal punto di vista scientifico riguarda senza dubbio l’impoverimento della fauna protetta e non, solitamente di paesi in via di sviluppo, e dell’ecologia in toto delle zone interessate. Voi direte: se si tratta di specie protette, si tratta di traffico illegale. Si, ma non solo, a causa dei numerosi intermediari alcuni animali, soprattutto se se ne utilizzano parti, sono talvolta spacciati per altri legalmente concessi.

Da un punto di vista ecologico, la perdita di specie minacciate è un danno incalcolabile.

Al di là del fatto che ritengo un’inutile sofferenza per l’animale e l’ambiente anche il commercio di specie esotiche consentite, dettato unicamente dalla vanità e dall’egoismo della specie di cui facciamo parte, c’è da dire che dei danni delle introduzioni di esemplari esotici ne risente anche l’ecosistema dei paesi di destinazione. Chi non ha sentito parlare delle “invasioni delle specie aliene”? Purtroppo non si tratta di veri e propri alieni, magari, ma di piante ed animali alloctoni selvaggiamente introdotti in ecosistemi estranei che causano uno squilibrio negli stessi, con conseguente perdita di specie autoctone.

Vi ricordate le tartarughe dalle guance rosse che fino a non molto tempo fa venivano vendute in tutti i negozi di animali? Il compratore medio, una volta che l’animale avesse raggiunto dimensioni non più contenibili dal suo piccolo acqua-terrario, si guardava intorno cercando un laghetto dove liberarle. Adesso la comunità europea ne ha vietato l’importazione perché le innumerevoli liberazioni hanno messo gravemente in pericolo la sopravvivenza della tartaruga palustre europea. Pensate anche a quanti pappagalli, pesci rossi, rane e piante esotiche vengono introdotti in ecosistemi così diversi dai loro e si trovano in contatto con le specie autoctone; per non parlare del pericolo rappresentato dalla liberazione o dalla fuga di serpenti o di animali di grossa taglia come alcuni felini.

Tartaruga

Nonostante tutto le richieste di esemplari selvatici non accennano a diminuire, neanche nell’ambito degli animali da compagnia. Morto un papa se ne fa un altro e resa illegale una specie se ne commercia un’altra… o anche la stessa, per notarlo basta farsi un giro su internet.

Inoltre capita di vedere animali esotici, abituati alla libertà e ad ambienti a loro consoni, in negozi in stato di evidente sofferenza, tenuti senza cura in spazi piccoli: in casi del genere è raccomandabile segnalare il negozio. Molte specie non beneficiano del trattamento “di favore” che spetta a cani e gatti, i cui maltrattamenti sono tutti sempre pronti a denunciare.

Purtroppo sembra che tenere specie esotiche in cattività, tentando di farne animali da compagnia, sia quasi uno status symbol; abbiamo sentito parlare delle tigri di certi capi mafiosi o dell’orso tenuto dall’ex ministro Calderoli (che tra l’altro pare abbia avuto anche lupi, scimmie e un ara macao). Se questi vi sembrano esempi da seguire…

Veniamo al punto saliente, cosa possiamo fare per evitare i danni ambientali e limitare la tratta di specie esotiche? Si sa che il primo passo per frenare un dato commercio è non creare domanda.

Innanzitutto possiamo evitare di acquistarne, come spesso si fa, a cuor leggero, dimenticandosi che cresceranno o che potremmo non essere in grado di prendercene adeguatamente cura, facendoli soffrire, morire o liberandoli in ecosistemi estranei. Prendere un animale selvatico per moda, per accontentare i bambini o semplicemente “perché è così bello” vale forse la consapevolezza di essere complici di disastri ecologici e di incentivare una richiesta che uccide inutilmente tanti animali?

Un’altra cosa che mi viene in mente è che si vive benissimo senza borsette o scarpe in coccodrillo, senza suppellettili in avorio, senza pellicce di foca o di leopardo. A tal proposito sono propensa a pensare che, nonostante oggi le informazioni siano a portata di smartphone, ci sia ancora tanta ignoranza e poca consapevolezza.

E ancora potremmo non portare i bambini in circhi che sfruttano animali, a vedere spettacoli con delfini protagonisti e via dicendo, la lista di cose da non fare c’è, quello che un po’ manca, forse, è il senso di responsabilità.

Se argomenti ecologici come i danni ambientali o politici, come sovvenzionare mafie e traffici illegali sono troppo freddi per il grande pubblico, conoscere le modalità di cattura e trasporto dei “cuccioli coccolosi” potrebbe aiutare tutti a riflettere.

Fochina
Rifiutando il concetto di schiavitù umana si arriva, per onestà intellettuale, ad ammettere anche l’ingiustizia della schiavitù nei riguardi degli animali. 
(Dacia Maraini)

 

Serena Piccardi

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