Il figlio di Hamas – Nadav Shirman

Un bel documentario, questo, per chi avrà la fortuna di vederlo (visto la scarsa distribuzione nelle sale) o recuperarlo in qualche rassegna, sulla complicata realtà storica israelo-palestinese, lungi dal trovare una soluzione definitiva a lungo termine.

Un punto di vista insolito e sorprendente, quello che ci propone il regista Nadav Shirman che vede protagonisti il “figlio di Hamas” Mosab Hassan Yousef e il suo reclutatore israeliano Gonen Ben-Itzhak. Il movimento palestinese, nato nel 1987 con lo scopo di opporsi all’occupazione israeliana nella zona ovest di Gaza, pur costituendosi all’inizio secondo principi non belligeranti, di fatto non ha mai provato ad attuare un vero processo di pace. Ora, la storia di questi due popoli confinanti, che non sono mai riusciti ad impegnarsi seriamente per una valida alternativa ad una guerra, fatta di terrorismo, bugie e false promesse, è troppo complessa e di non facile comprensione.

Cresciuto dal padre (uno dei leader di Hamas) nella convinzione di dover combattere Israele, con ogni mezzo e in ogni modo, Mosab (che oggi vive negli Usa e si è convertito al cristianesimo) si rende conto presto che i metodi usati da quell’organizzazione, sono molto più cruenti di quelli del suo avversario. Si ritrova così ad essere arruolato nello Shin Bet, il servizio di sicurezza interna israeliana, considerato il più potente al mondo, sotto la tutela di Gonen Ben-Itzhak, che ha il delicato compito di traghettarlo dall’altra parte per collaborare con Israele. Tra i due si stabilisce un profondo legame e Mosab, sotto il nome in codice “Green Prince”, vivrà tutte le contraddizioni di questa inevitabile scelta.

Costretto a mentire, per smorzare i conflitti interiori, che corrodono la sua anima, capisce ad un certo punto che qualcosa in lui sta cambiando, pur non rinnegando mai le sue origini e non venendo mai meno al rispetto paterno. Di contro Gonen, non sarà mai del tutto convinto dell’assoluta fedeltà di Mosab, come spiega durante l’intervista, ma non può nemmeno sottrarsi a quel briciolo di umanità che dimostra nei confronti del suo “particolare” allievo.

Cercare di spiegare la difficile realtà che attanaglia da sempre i due popoli è impresa da non poco conto, ma questo documento resta importante proprio per tentare un ulteriore passo in avanti nella comprensione di un conflitto, che dura da decenni e su cui non è stata ancora posta la parola fine.

Laura Pozzi

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