Ben Harper / Quando il colore della pelle non ha proprio importanza

Ben tornati all’ascolto di una nuova puntata della rubrica di storia della musica, La Musica del Venerdì.

Il nostro ospite di oggi, che di nome fa Benjamin, nasce nel deserto ad est di Los Angeles, nell’autunno del 1969 e cresce con la madre di origini ebree/russe Ellen e con il nonno materno, liutaio. Una famiglia di musicisti, che gestiscono un negozio di strumenti musicali e di dischi.

foto Bh1

Così il piccolo Benjamin, cresce e impara a suonare molto bene la chitarra, inoltre ascolta di tutto, tanto che già a dodici anni, quando comincia ad esibirsi, dimostra di avere un bagaglio musicale non comune per quell’età.

A venticinque anni, la Virgin gli propone di pubblicare il primo album “Welcome to the Cruel World” che ha un buon riscontro di pubblico. Nella carriera ventennale, il Nostro pubblica 12 album,
forse con una tendenza a pubblicare troppi album a poca distanza, l’uno dall’altro, cosa che gli impedisce di realizzare il capolavoro, al quale comunque la sua anima tende.

Nella sua poetica assomma l’integrità morale del miglior Dylan e la spiritualità di Bob Marley.

Benjamin è afroamericano, ma non ha mai scritto solo musica black, ha infatti affermato di non pensare al colore della pelle di coloro che ascolteranno le sue canzoni, facendo riferimento a valori universali, che tutti possano accogliere.

Se volete vederlo mentre ci guarda da dentro uno specchio..

foto Bh2

se volete vederlo insieme agli “Innocent Criminals”, la band che l’ha spesso accompagnato..

foto Bh3

infine se volete vederlo in sala di incisione..

foto Bh4

 

Con il reggae di “With my own two hands”

con la dylaniana “Jah Work”

con la bella “Blessed to be a witness”

 

Signore e Signori

Ecco a Voi

Il grande Ben Harper

Buon ascolto e buon venerdì

 

Fabrizio Savelli

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