A qualcuno piace caldo

Mentre scrivo queste righe, sono accaldata, ho vicino una bevanda fresca e sono seduta all’ombra. Queste ed altre accortezze ci aiutano ad evitare di soffrire troppo il caldo; ad aiutare, cioè il nostro corpo a regolare la propria temperatura, stabilizzandola rispetto a quella dell’ambiente esterno. Vi chiederete: è il solito, pessimo servizio di ogni anno intitolato “come combattere l’ondata di caldo”? No, nessuno vi dirà in che orari è meglio uscire di casa ne di mangiare tanta frutta, qui si parla di uno strano pesce!

Da quando siamo piccoli veniamo abituati a pensare in termini di animali a sangue freddo e animali a sangue caldo e chiunque sa associare tale terminologia, per esempio, ad una lucertola o un ad un orso. In realtà non solo questi termini non sono corretti, ma anche il nostro uso di tali categorie lo è.

Per termoregolazione si intende la capacità di regolare la temperatura di un sistema biologico, proprietà comune degli esseri viventi.

Se avete sentito parlare dell’omeotermia, ossia la capacità di mantenere costante la propria temperatura, come caratteristica di pochi (fra cui mammiferi) da contrapporre al sangue freddo, beh, pensate quanto sia scorretta tale associazione dal momento che anche una lucertola è in grado di farlo, semplicemente spostandosi al sole, all’ombra o all’interno di una spaccatura della roccia, a seconda delle esigenze (omeotermia comportamentale).

La terminologia consigliata per descrivere certe differenze di termoregolazione nelle varie specie animali è un’altra; si parla di animali endotermi se regolano la propria temperatura tramite meccanismi endogeni (come la sudorazione) ed ectotermi se la regolano tramite meccanismi esogeni (come l’utilizzo di determinati comportamenti, vedi lucertola).

Coccodrillo, occhio di coccodrillo

Date le premesse, è opportuno distinguere a grandi linee i due tipi di regolazione sopracitati. L’ectotermia è propria di pesci, rettili, anfibi ed insetti; questi animali adottano vari escamotage di tipo comportamentale per sopperire alla mancata endoregolazione. Animali di questo tipo non sono adatti a tutti i tipi di climi e spesso, nei periodi freddi, rallentano il metabolismo ed entrano in “letargo”. Viceversa, animali come i mammiferi e gli uccelli non solo sono dotati di strati termoprotettivi (peli e piumaggi), ma possono bruciare biomassa per produrre calore. Questa condizione, però, fa si che il fabbisogno alimentare sia di molto superiore a quello di animali come il coccodrillo, che possono stare digiuni per lunghi periodi di tempo.

yellowfin tuna

Ricordiamoci che le definizioni ed i limiti da loro imposti non trovano spazio in natura, sono solo dei nostri modi di descrivere dei fenomeni che osserviamo. A tal proposito, per esempio, da tempo si è scoperto che pesci come i tonni ed alcuni squali sono in grado di innalzare la temperatura di alcune parti del corpo quando serve, come durante la caccia. Questo meccanismo, detto endotermia regionale, si è, evidentemente, evoluto per massimizzare la prestazione visto che permette ai muscoli di questi pesci di lavorare a temperature più elevate. Sempre per aiutare ad eradicare definizioni troppo strette ed associazioni mentali automatiche, parliamo del “pesce a sangue caldo”, il termine è scorretto, ma è così che i giornali hanno riportato la notizia.

Lampris guttatus

Si tratta del pesce re (Lampris guttatus), un pesce pelagico cosmopolita dalla colorazione vivace che troviamo abitualmente fra i 50 e i 200 metri di profondità e che gli anglosassoni chiamano moonfish, perché, visto sulla superficie dell’acqua sembra una circolare luna brillante. Ebbene questo simpatico, tondo, predatore riesce a mantenere la temperatura del suo corpo superiore di 5°C rispetto a quella delle fredde acque in cui vive, il che gli conferisce un vantaggio in termini di rapidità nei confronti delle prede che caccia. A differenza di tonni e squali, che hanno bisogno di tornare periodicamente in acque più calde per mantenere la regolazione, il pesce re può restare in profondità senza “raffreddarsi”.

La scoperta, pubblicata la settimana scorsa su Science, è di un gruppo di ricercatori della National Oceanic and Atmospheric Administration e, quello che vedete qui sotto è il variopinto moonfish. I ricercatori ci spiegano che, tramite lo scambio di calore fra sangue venoso e arterioso che avviene a livello delle reti di capillari presenti a ridosso delle branchie e grazie al tessuto adiposo che le isola dall’esterno, il pesce re riesce a mantenere il calore prodotto dai muscoli, risultando così, il primo pesce a sangue caldo conosciuto.

Opah

Fallo adesso, finché il tuo sangue è caldo e sei ancora pieno di vigore, questo è il momento per guardare più in alto! (Lucio Anneo Seneca)

 

Serena Piccardi

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