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L’ipotesi della scimmia ubriaca

Un tale aveva acquistato una scimmia, la vestiva e le insegnava a inchinarsi come un essere umano. Un giorno le ordinò di salutare gli ospiti durante un banchetto. La sua grazia fu bene accolta da tutti i presenti, che la premiarono con del vino. Dopo aver bevuto, la scimmia si ubriacò, spogliandosi e ruzzolando per terra. Tutti risero osservando: “Prima di bere pareva umana. Ma dopo aver bevuto, non lo pare più.” 

Se vi dicessi che oggi parliamo di scimmie ubriache a cosa pensereste? Ad uno stile del Kung Fu? Ad una favola cinese? Ad un film con Jackie Chan?

La risposta, ovviamente, è: nessuna di queste!

L’ipotesi della scimmia ubriaca in ambito evolutivo è una teoria che suppone che la tolleranza all’etanolo si sia evoluta in un antenato comune all’uomo e alle grandi scimmie. Già, perché non tutti gli animali sono in grado di sopportare l’assunzione di alcol e noi umani non solo lo tolleriamo discretamente ma spesso, com’è evidente, lo ricerchiamo attivamente.

Secondo la drunken monkey hypothesis all’origine della nostra tolleranza all’etanolo ci sarebbe un antenato che abbiamo in comune con le grandi scimmie per il quale tale capacità avrebbe rappresentato un vantaggio evolutivo.

I primati si sono diversificati, circa 45 milioni di anni fa, come gruppo essenzialmente frugivoro mentre la capacità di digerire l’alcol sembra sia emersa 10 milioni di anni fa, quindi ben prima della comparsa della specie umana.

FruitTree_ground

Robert Dudley, il biologo dell’Università della California che propose l’ipotesi poco più di una dozzina d’anni fa, riteneva che il vantaggio si esplicasse nella possibilità di alimentarsi anche di frutti in via di fermentazione. La frutta molto matura caduta a terra, infatti, potenzialmente tossica per molti, sarebbe stata una fonte di cibo abbondante a disposizione di chi avesse avuto la possibilità di non subire conseguenze derivanti dalla sua ingestione.

Casi sporadici di attrazione da parte di alcuni primati nei confronti di sostanze alcoliche sono noti, mai però è stata documentata una certa sistematicità. I risultati di uno studio sul comportamento degli scimpanzé forniscono nuovo materiale a supporto di questa ipotesi.

Una ricerca condotta da un team di studiosi delle Università di Oxford e Kyoto durata 17 anni ha dimostrato per la prima volta che l’assunzione di sostanze alcoliche da parte degli scimpanzé non è così sporadica come si pensava. L’articolo pubblicato su Royal Society Open Science descrive il comportamento di un branco di scimpanzé della Guinea che “rubano” il vino ai contadini. Nella zona, infatti, si coltiva una palma per ottenerne linfa da fermentare. I filmati girati dai ricercatori mostrano come circa la metà dei componenti del branco approfittano dell’assenza dei contadini per avvicinarsi ai secchi dove avviene la fermentazione e, tramite l’utilizzo di foglie, berne il prezioso contenuto.

vino_di_palma

L’impressione che gli osservatori hanno avuto è che i suddetti “ladri di vino” fossero tanto interessati allo stesso da arrivare ad immergere la foglia a mo’ di cucchiaio con una discreta frequenza.

C’è da dire che il quantitativo alcolico assunto non fa di loro delle vere e proprie scimmie ubriache, quanto probabilmente delle scimmie un po’ allegre; insomma, quel tanto che basta per non passare il test dell’etilometro!

Trovo che l’alcol assunto in dosi adeguate procuri tutti gli effetti dell’ubriachezza. (Oscar Wilde)

 

Serena Piccardi

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