Ex_Machina – Alex Garland

Dopo aver collaborato alla sceneggiatura di due misteriosi ed intriganti film come “28 giorni dopo” e “Sunshine“, sotto la direzione di Danny Boyle, Alex Garland si mette in proprio e tenta la strada della regia con una pellicola imperfetta , ma dagli innumerevoli pregi.

L’esperimento si può considerare più che riuscito, dal momento che il regista propone una storia non originalissima, ma avvolta da una seducente atmosfera che crea la giusta suspense e trasforma il film in un vero e proprio thriller.

Caleb è il tipico ragazzo americano che lavora come programmatore, presso un noto motore di ricerca. La sua vita scorre tranquilla, fino a quando Nathan, il suo principale, gli propone un offerta che non si può rifiutare. Lo invita nella sua sperduta dimora, a testare una nuova intelligenza artificiale  da lui stesso creata, che porta il nome di Ava. L’incontro tra l’umano e l’ umanoide, genera un conflitto che sorprende lo stesso Caleb. I colloqui tra i due, supervisionati dallo stesso Nathan, prendono presto, una strada del tutto inaspettata. Ava, cerca nello spaesato Caleb, una via d’uscita che la liberi dal suo aguzzino.

Tenendo alta la tensione e non svelando fin da subito l’intreccio, Garland, grazie anche all’uso sapiente degli interni che generano un senso di claustrofobia e degli esterni dominati da una natura maestosa ed incontaminata, costruisce una storia appassionante e ricca di spunti di riflessione. Incentrando il tutto sul rapporto uomo macchina, scopriamo come il confine sia molto labile. Ava è un robot certo, ma non per questo è indifferente alla tirannia del suo creatore, tutt’altro la sua missione è proprio quella di liberarsene e vivere la sua condizione in totale libertà. Ma anche Nathan dal canto suo essendo un uomo ed anch’egli per certi versi una macchina, non può considerarsi un essere libero.

Considerando ciò, viene da chiedersi, verso chi e cosa dovrebbe liberarsi l’uomo. Forse da se stesso o da un essere superiore? Ovviamente non abbiamo risposte e non è  questo luogo per discutere tali argomentazioni, ma la visione del film ha proprio il pregio di generare tali quesiti. E una volta usciti dalla sala non possiamo sottrarci ad uno strano senso di turbamento e arricchimento interiore.

Laura Pozzi

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