Chi ha paura di Iron Man?

Pensate alla persona più intelligente che conoscete. Immaginatela estremamente adattabile, in grado di apprendere, valutare e discernere le situazioni ed adottare un comportamento di conseguenza. Aggiungete pieno controllo e lucidità, accesso ad armi di vario genere e la caratteristica più inquietante: l’assenza di qualsivoglia forma di coscienza. Se la cosa non vi spaventa nemmeno un po’, i robot siete voi!

Il tema dell’intelligenza artificiale è un classico della letteratura fantascientifica, da circa 70 anni.

(per fortuna)

In tanti abbiamo fantasticato su robot e supercomputer, su androidi e cyborg di vario genere. Innumerevoli gli esempi che troviamo nella letteratura e nel cinema: a partire dalla pietra miliare Metropolis e dai robot dominati dalle 3 leggi della robotica di Asimov per arrivare alla Guida galattica per autostoppisti, Iron Man ed a film come 2001-Odissea nello spazio, Star Wars, Blade Runner, Terminator…per citare qualche nome noto.

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Comunemente per “robot” si intende una macchina che compie determinate azioni in conseguenza dei comandi ricevuti, di solito da un computer, e che, compiendo tali azioni, sia in grado di sostituire o coadiuvare l’uomo in vari tipi di impresa.

Pochi di noi, però, considerano la propria lavatrice un robot, per cui potremmo dire che nell’immaginario comune il robot ha caratteristiche esteriori che lo avvicinano ad un aspetto umano, androide.

Se ci pensate, affibbiare ad una macchina l’aspetto umano, proprio della nostra specie, ha un grande impatto dal punto di vista psicologico. Sia perché ci consente di rifletterci in una versione ottimizzata e standardizzata di noi, idealmente perfetta, sia perché ne siamo artefici e creatori, genitori in un certo senso.

Genitori di creature prive di coscienza.

Da questo semplice concetto si può far risalire il timore dell’uomo che la propria creatura perfetta si ribelli a noi, creature notoriamente imperfette. Mentre le leggi della robotica partorite da Asimov ci rassicuravano nella visione del rapporto con i robot (ricordiamo che un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno), l’argomento “rivolta delle macchine” ha dato adito a scenari molto più inquietanti. Classico della fantascienza, la volontà delle macchine di ribellarsi all’uomo solitamente passa attraverso gli imput immessi dall’uomo stesso; come nel caso di Ultron, incaricato di portare la pace nel mondo, decide che l’unico modo possibile è sterminare la razza umana. Come dargli torto.

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Tornando alla realtà, i passi in avanti nel campo dell’intelligenza artificiale sono sbalorditivi. Le più importanti aziende dell’Information Tecnology investono miliardi nel settore alla ricerca di algoritmi sempre più “intelligenti”, in grado di apprendere e ragionare in modo autonomo.

Sviluppati con un occhio alla neurobiologia, i nuovi algoritmi sono stati messi alla prova con dei videogiochi e si sono mostrati in grado di imparare dai propri errori e dai propri successi, proprio come noi. Anzi, sembra che possano elaborare strategie vincenti anche meglio di noi.

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Ora che le tecnologie a riguardo migliorano velocemente, si teme di non riuscire a controllarne l’evoluzione e si comincia a sentire la necessità di determinare delle regole da rispettare. Scienziati ed esperti del settore riflettono sul pericolo di abbinare intelligenze artificiali ed armamenti e avvertono che una tale rivoluzione nell’arte della guerra rappresenterebbe una minaccia irreversibile. 

Gli stessi colossi tecnologici e scientifici mettono l’umanità in guardia; parliamo di nomi come Stephen Hawking, Steve Wozniak, Elon Musk e di recente Bill Gates. Uno sviluppo indiscriminato potrebbe essere “la più grande minaccia alla nostra esistenza” avvertono senza temere di esagerare. 

Come sempre qualcuno ha individuato una certa ipocrisia dal momento che alcuni dei più preoccupati sull’argomento abbiano interessi economici nel campo (vedi Gates o Musk) ma, come ricordano i firmatari della lettera aperta (http://futureoflife.org/AI/open_letter) che si auspica che la ricerca e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale venga guidata a fini benefici, non si tratta di negarne lo sviluppo, bensì di indirizzarlo verso risultati in linea col miglioramento della vita umana.
In sostanza si tratta di un appello contro le armi che uccidono da sole, come i temuti “robot killer” che sono in grado di selezionare un obiettivo e decidere di aprire il fuoco in modo autonomo. Programmati per uccidere, essi non sarebbero in grado di fermarsi per motivi etici o umanitari.

Come non essere d’accordo, onde evitare scenari da film post-apocalittico; meno “robot killer” più leggi della robotica!

Utilizzo le mie capacità nel modo più completo, il che, per un’entità cosciente, è il massimo che possa sperare di fare. (HAL 9000, 2001 – Odissea nello spazio)

 

Serena Piccardi

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