Per amor vostro – Giuseppe Gaudino

Poteva essere un esperimento interessante (e per certi versi lo è), quest’ultima opera di Giuseppe Gaudino, presentata in concorso a Venezia un paio di settimane fa e che ha regalato a Valeria Golino la seconda coppa volpi della sua carriera.

Costruito su misura sull’attrice napoletana e ambientato in una Napoli fotografata per quasi tutta la storia in bianco e nero, assistiamo alle vicende di Anna, una donna dall’infanzia difficile che stenta a trovare un posto nel mondo, ma che darebbe tutto per i suoi figli, anche fingere di non vedere i loschi affari di un marito malavitoso e violento. Gli unici momenti di leggerezza, in una vita cupa e opprimente, li trova in uno studio televisivo, dove lavora come suggeritrice e dove non disdegna le attenzioni dell’attore belloccio di turno. Anna, in quel mondo di finzione,si fa lei stessa attrice, ritrovando i sorrisi perduti, che una vita troppo difficile le ha spento da tempo. Le visioni oniriche, le sole a colori, dove si rivede bambina attenta e coraggiosa, rappresentano il suo unico miraggio di salvezza, dove aggrapparsi e spiccare il volo verso un’altra vita.

Gaudino, è un regista che non ha paura di sperimentare e questo film ne è la prova evidente. Mescolando linguaggi diversi e basando la storia su altrettanti generi, realizza un’opera senza dubbio interessante, ma sovraccarica di elementi poco omogenei, che appesantiscono il film rendendo la visione statica e poco coinvolgente. Risulta difficile entrare in empatia con questo personaggio, anche se l’inizio è promettente, scegliendo di affidare le gesta di Anna ad una sorta di coro partenopeo, che accompagna i momenti salienti della storia. Comprendiamo da subito, che la giovane donna ha rinunciato da tempo alla vita, identificandosi come “una cosa da niente” e spegnendosi ogni giorno di più. I suoi sguardi, le sue espressioni timide e trattenute, la sua voglia di non apparire che sono un tutt’uno con la cinepresa che non la molla un attimo, sono il fulcro su cui ruota la vicenda.

E Valeria Golino non si risparmia di certo, nel rappresentare le inquietudini di questa donna sempre in lotta con il mondo e con se stessa. Ma questo modo di rappresentare la storia, sarebbe stato adatto per un cortometraggio, qui invece 110 minuti, sono onestamente troppi . E si fatica non poco, ad arrivare verso un finale liberatorio e finalmente a colori.

Laura Pozzi

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