La strada – Cormac McCarthy

Un uomo e un bambino. Un padre e un figlio. “L’uno l’intero mondo dell’altro”. Non conosciamo i loro nomi, nè sappiamo da dove vengano, quale sia il loro passato.

Percorrono a piedi, faticosamente, una terra devastata, calpestando le ceneri di città ormai deserte e boschi abbattuti, in fuga dai “cattivi”, che hanno distrutto il mondo.

Loro invece (se lo ripetono come un mantra), sono “i buoni”, portano il fuoco, la luce, il calore, in una terra buia e desolata, privata dell’umanità.

È un viaggio verso Sud, verso il sole, l’Oceano, la vita. Un tentativo disperato di sopravvivere conservando la propria umanità.

In una serie infinita di giorni e di notti, “innumerevoli ed innumerate”, seguiamo questo padre e questo figlio alla ricerca di cibo, di un riparo, senza mai vederli perdere definitivamente la speranza di sopravvivere.

Il bimbo docile, custode di una saggezza ancestrale, fa domande, cerca di capire cosa ne è stato di un mondo che non ha conosciuto. E il padre, che tutto sa e si sforza di non rivelare, lo protegge con ogni mezzo.

Legati da una dipendenza reciproca assoluta, si muovono in un mondo ormai finito, senza vita e senza colori.

Una metafora geniale, quella di McCarthy, sul mondo che stiamo consegnando ai nostri figli, e su quello dei nostri padri, un mondo che rischia di scomparire.

A noi il compito di non arrenderci, di portare il fuoco, di conservare l’umanità.

Francesca Nanni

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