Cinema Komunisto – Mila Turajlic

La storia della ex Jugoslavia, raccontata attraverso la passione per il cinema del maresciallo Josep Broz, a tutti noto come Tito, che governò il turbolento Stato dal 1953 al 1980, anno della sua morte. Una storia, poco nota a dire il vero, che come conferma uno dei protagonisti di questo riuscitissimo ed emozionante documentario, rischia di scomparire, senza lasciare nessuna traccia di un passato recente eppur sconosciuto ai più.

L’idea di affidare il racconto, ad immagini di repertorio, fotografie, a testimoni che quella realtà l’hanno vissuta da vicino, a sequenze cinematografiche di film introvabili eppure popolarissimi all’epoca, dimostra come il lavoro della regista serba Mila Turajlic, (che ha richiesto ben quattro anni di lavorazione), rappresenti un sentito e doloroso omaggio alla Hollywood dei Balcani. Il documento, poi non risulterebbe così prezioso senza la commovente testimonianza di Alexander Leka Kostantinovic, che per ben trentadue anni fu a servizio di Tito, come proiezionista, mostrando al maresciallo ben 8801 pellicole. Trentadue anni, che lui ricorda con estrema gratitudine e una punta di amara nostalgia, quando lo troviamo a girovagare tra le rovine della residenza reale a Belgrado, distrutta dai bombardamenti della Nato nel 1999. Immergersi nei ricordi di Leka (che dalla morte di Tito, aveva rilasciato una sola intervista), rappresenta oltre che un arricchimento storico culturale, un’esperienza imperdibile per qualsiasi appassionato di cinema.

Forse non tutti sanno che la Jugoslavia, dopo la seconda guerra mondiale e lo “strappo” con l’Unione Sovietica di Stalin, si trasformò, in una delle industrie cinematografiche più potenti del mondo. Attori e registi di fama mondiale, tra cui Orson Welles (che aveva una vera e propria venerazione per Tito), Sofia Loren, Alfred Hitchcook, Alain Delon fino ad arrivare a Richard Burton, che ebbe “l’onore” di essere scelto dal presidente in persona, per interpretare se stesso, sbarcavano in questa feconda terra d’immagini, con lo stesso entusiasmo che caratterizzava il loro passaggio nella Hollywood made in Usa. Su tutto dominava la sfrenata passione di Tito per la settima arte, che a volte considerava una trasfigurazione del reale. Basti pensare al famoso episodio del ponte, fatto saltare in aria per una maggiore adesione alla realtà. Ponte che ad oggi rappresenta una vera e propria attrazione turistica. Un film diverso ogni sera, da condividere con la sua amata Jovanka, le correzioni a mano sulle sceneggiature che si faceva personalmente inviare e la supervisione su tutte le produzioni e coproduzioni internazionali. E un film, “La battaglia della Neretva”, interpretato da Yul Brynner e Franco Nero, che si guadagnò una nomination agli Oscar come miglior film straniero.

Tito, morì il 4 maggio 1980, mentre insieme al suo fidato Leka, guardava un film. Dopo di lui, la storia della Jugoslavia non sarà più la stessa, ma è bene tenerla a mente e andarla a riscoprire. E la forza del documentario di Mila Turajlic risiede proprio in questo: non solo immagini del passato, ma un invito solenne a non dimenticare.

Laura Pozzi

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