Darwin Day: difendersi dall’anti-evoluzionismo è facile

Poche frasi fanno rabbrividire un naturalista, un biologo, uno scienziato della natura come “Vabbè la teoria dell’evoluzione è una teoria no? Quindi non è proprio una legge scientifica” oppure “La teoria dell’evoluzione non si può dimostrare quindi ci devi credere” e qui c’è proprio un sussulto o, persino “Se discendiamo dalle scimmie allora perché ci sono ancora le scimmie?” ed a questo punto un biologo con una certa sensibilità si mette a piangere.
Scopriamo insieme come non far piangere un biologo!

Domani, 12 febbraio si celebra il Darwin Day, per onorare la nascita del noto scienziato. E come ogni anno c’è qualcuno che tenta di smontare la teoria che l’ha reso celebre con le critiche più impensabili.
Non possiamo stare a guardare, la migliore arma è informare un po’ di più chi non ne sa a sufficienza. Questo è, secondo il mio modesto parere, il miglior modo per festeggiare la ricorrenza di domani.

L’anno scorso (http://virgoletteblog.it/2015/02/12/cronache-darwiniane-6) avevamo affrontato l’argomento da un punto di vista, per così dire, “motivazionale”, cercando di capire cosa spinge molti detrattori della teoria dell’evoluzione per selezione naturale ad inventarsi sempre nuove obiezioni prive di carattere scientifico.
Quest’anno vedremo le principali difficoltà che in molti hanno nel comprendere a pieno i meccanismi dell’evoluzione e cercheremo di dare le basi affinché ci si possa difendere da tutti quelli che, non avendo capito appieno il meccanismo o addirittura per partito preso, si ostinano a denigrarla.

Quello che penalizza la teoria dell’evoluzione rispetto ad altre teorie scientifiche popolarmente accettate è che sembra molto semplice da capire (ed il concetto base, in effetti lo è) tanto da permettere a molti di metterla in discussione senza approfondire i complessi meccanismi necessari a comprenderla appieno. In questo concordo con la spiegazione del biologo evoluzionista Richard Dawkins che, nella prefazione del suo L’orologiaio miope scrive: Molti di noi non hanno alcuna comprensione della teoria quantistica o delle teorie di Einstein sulla relatività speciale e generale, ma questo fatto non ci conduce di per sé a opporci a tali teorie! Il darwinismo, a differenza dell’“eisteinismo”sembra essere considerato un facile bersaglio a qualsiasi livello di ignoranza. Mi pare di capire che un guaio, nel caso del darwinismo, risiede nel fatto che, come notò acutamente Jacques Monod, tutti credono di capirlo. Esso è in effetti una teoria notevolmente semplice e di livello addirittura infantile -si potrebbe pensare- rispetto alla quasi totalità della fisica e della matematica. Esso equivale essenzialmente, alla semplice idea che una riproduzione non casuale, in presenza di variazioni ereditarie, ha conseguenze di vasta portata se queste hanno il tempo di accumularsi. Abbiamo però buone ragioni per credere che questa semplicità sia ingannevole.

La cosa importante, come sempre, è usare la propria testa per ragionare. La scienza si capisce solo così.

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L’evoluzione in poche parole è quel processo per cui tutte le specie viventi si sono evolute a partire da uno stesso gruppo di organismi primitivi. Durante tale processo la selezione naturale agisce sulle differenze che ogni individuo ha avvantaggiando, inevitabilmente, chi presenta caratteristiche che danno maggiori chances di sopravvivenza e quindi di riproduzione. Tali caratteri vengono trasmessi alla progenie.

All’epoca della pubblicazione de L’origine delle specie Darwin non era in grado di dare spiegazioni genetiche alla variabilità degli individui e delle popolazioni, adesso sappiamo che il materiale su cui la selezione lavora è costituito (ma non solo) dalle mutazioni genetiche.

Le osservazioni dalle quali il naturalista inglese è partito per costruire la sua teoria sono state per la maggior parte raccolte durante il suo famoso viaggio sul brigantino Beagle. Darwin era rimasto colpito in particolar modo dalla variabilità delle popolazioni di tartarughe e di fringuelli delle isole Galapagos. Egli contò 13 specie di fringuelli che differivano per becco, piumaggio e dimensioni e notò la stretta correlazione che intercorreva fra la forma del becco ed il tipo di alimentazione dei pennuti; ipotizzò che le diverse specie si erano evolute a partire da un antenato comune in modo da sfruttare al meglio le risorse alimentari disponibili nell’ambiente in cui ogni specie si era insediata.

L’immagine che Darwin scelse per rappresentare il suo concetto di evoluzione è l’albero della vita.

Ho notato che anche fra i miei conoscenti c’è confusione a riguardo. Quando si parla di teoria dell’evoluzione al giorno d’oggi non si intende più la teoria formulata da Darwin più di due secoli fa, bensì quello che è diventata, integrandosi con le nuove scoperte in campo genetico, generando la cosiddetta sintesi moderna. Apparentemente molte persone hanno un’idea sbagliata dei meccanismi dell’evoluzione, confondendola con la teoria di Lamarck per cui i cambiamenti evoluzionistici venivano considerati un risultato della necessità e non di variazioni casuali seguite da selezione naturale. Frasi come “il pinguino per essere più efficiente nella pesca ha smesso di volare ed è diventato un eccellente nuotatore” si sentono a tutt’oggi e credo che concorrano alle cause che fanno dell’evoluzione una teoria ancora troppo incompresa.

Per evitare fraintendimenti rivediamo i punti focali attorno i quali ruota la moderna teoria dell’evoluzione.

  • Variabilità casuale all’interno di una singola specie. Gli individui di una specie differiscono tra loro per caratteristiche fisiche, mentali e comportamentali.
  • Ereditarietà dei caratteri. Alcune caratteristiche sono geneticamente determinate, altre sono acquisite; solo le prime sono rilevanti per l‟evoluzione.
  • Differente tasso di sopravvivenza. Alcune caratteristiche della specie favoriranno o meno la sopravvivenza in un dato ambiente.
  • Differente successo riproduttivo. A causa delle loro caratteristiche ereditarie, alcuni individui producono una maggiore discendenza rispetto ad altri e quindi trasmettono tali caratteristiche alla prole.
  • I cambiamenti si accumulano attraverso le generazioni. All’interno di una generazione avviene un piccolo cambiamento; ma quando il processo è ripetuto attraverso molte generazioni, i cambiamenti accumulati possono portare a differenze sostanziali tali da portare anche all’emergere di nuove specie.

Stiamo anche attenti al significato delle parole.
Abbiamo parlato di tasso di sopravvivenza e non di lotta per la sopravvivenza.
La selezione dei più adatti all’ambiente non significa che, all’interno di una specie, sono favoriti i migliori o i più forti, bensì gli individui che riescono a sfruttare meglio le risorse di quel determinato ambiente. Inoltre, una specie che si adatta a un determinato ambiente, e che può sembrare migliore perché vincente, potrà risultare sfavorita se l’ambiente cambia di nuovo o se si sposta in un ambiente diverso.

Un’altro motivo di confusione è intrinseco nella parola “evoluzione”, che molti confondono con “progresso”.

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Vediamo ora, di rispondere brevemente ad alcune delle questioni che potrebbero essere sollevate da chi dell’evoluzione delle specie non sa molto. Ah, se avete domande a riguardo non esitate mai a farle, purché non nascondano preconcetti!

  • L’uso del termine teoria.
    Nonostante nella lingua parlata la parola “teoria” stia ad indicare qualcosa di incerto, magari probabile ma non sicuro, nella terminologia scientifica non ha tale accezione. Una teoria scientifica è una spiegazione ben motivata di aspetti del mondo naturale che può incorporare fatti, leggi, inferenze e ipotesi testate. Quella della gravità è una teoria.
    Piccole incomprensioni facilmente risolvibili.
  • Presenza di scimmie.
    Ehm, discendere dalle scimmie è decisamente sbagliata come frase. Dimenticate le fuorvianti immagini classiche in cui sagome di scimmie sono seguite da quelle di vari ominidi per terminare col sapiens, quella roba da l’impressione che l’evoluzione abbia una direzione, uno scopo, e addirittura che le scimmie “diventino” umane. La realtà è che noi umani e le scimmie che vediamo oggigiorno abbiamo semplicemente un antenato comune, evidentemente più vicino nel tempo dell’antenato che ci accomuna a, che ne so, una marmotta.
    Grandi incomprensioni ma facilmente risolvibili.
  •  L’origine della vita.
    Molti contestano alla teoria dell’evoluzione di non spiegare l’origine della vita. Eh no, non spiega neanche il perché se fai una lavatrice verrà a piovere, ma non ha tale pretesa.
  • L’evoluzione non ha prove a sostegno.
    Non saprei da dove cominciare ad elencarle, le più importanti di sicuro sono quelle paleontologiche ma esistono prove anche nella distribuzione delle specie sulla terra, prove addirittura dell’evoluzione in corso della resistenza agli antibiotici da parte dei batteri. Nella letteratura scientifica è corretto definire come fatto l’evoluzione, pensate un po’.. Attualmente la discussione si concentra sul come sia avvenuta e su come andrà avanti, non certo sul se.
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Fossile di Archaeopteryx lithographica (CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org)

  • Gli scienziati non sono concordi nell’accettare l’evoluzione.
    Spieghiamo. Gli scienziati dibattono sulla teoria dell’evoluzione da diversi punti di vista ma non è in discussione il nucleo centrale della teoria, semmai come aggiornare ed integrare le nostre conoscenze sull’argomento. Ricordiamo che non esistono pubblicazioni scientifiche che contestino l’evoluzione.
    A differenza di altre teorie scientifiche, quella ereditata da Darwin è sempre in… evoluzione!

A Darwin va il grandissimo merito di aver avuto un’intuizione geniale ed aver elaborato una teoria su cui si basano le scienze della vita al giorno d’oggi, su cui ancora studiamo per capire, integrare, migliorare le nostre conoscenze.

Per trovare l’evento in programma più vicino a voi andate su darwinday.org

Buon Darwin Day!

Niente nella biologia ha senso se non sotto la luce dell’evoluzione. (Theodosius Dobszhansky)

 

Serena Piccardi

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