Lo chiamavano Jeeg Robot – Gabriele Mainetti

“Noi restiamo tutti con te, perché tuuuuu, tu sei Jeeg!” Chi di noi, almeno una volta, canticchiando questa celeberrima sigla, non ha sperato di veder comparire il mitico Jeeg robot d’acciaio, che con il suo doppio maglio perforante veniva a salvarci dall’ennesimo mostro creato dalla regina Himika? Tra chi ha avuto la fortuna di vivere la propria adolescenza nei primi anni 80, Jeeg ha rappresentato e rappresenta un must.

Prendendo spunto da questa popolarità, l’esordiente Gabriele Mainetti costruisce un film originale, ispirato almeno in parte ai super eroi americani, ma che ad una più attenta analisi risulta essere un’efficace ed autentica critica sociale. Enzo Ceccotti (un Claudio Santamaria con venti chili in più, ma mai così credibile), vive alla giornata tra furti, inseguimenti, film porno e budini alla vaniglia nella periferia romana di Tor Bella Monaca. Tipo scontroso, solitario che ama ripetere di non aver amici, ostentando una vera repulsione per il genere umano, durante una bravata, cade nel Tevere, restando contaminato da un’ignota sostanza che gli conferisce degli strani super poteri.

Probabilmente per uno come lui, è un dono sprecato, ma l’incontro con la stralunata Alessia, che lo identifica con Hiroshi Shiba e attende che qualcuno venga a salvarla dall’imminente giorno delle tenebre, rappresenta una svolta inaspettata. Senza contare, che parallelamente alla sua vicenda, si svolge quella dello zingaro (un sempre irresistibile Luca Marinelli), suo spietato e sanguinario antagonista, che ossessionato dalla popolarità, non ci pensa due volte a eliminare chiunque si frapponga alla sua smania di apparire.

La storia, che nella prima parte si concentra sopratutto, nel rapporto crescente tra la “bestia” Enzo e la “bella” Alessia (l’unica a conoscere la sua vera identità di supereroe e l’unica capace con la sua fragilità mista ad innocente follia a sciogliere i nodi che attanagliano il suo cuore) e tra i deliri d’onnipotenza dello zingaro, prende una piega inconsueta, quando quest’ultimo acquisisce gli stessi super poteri. Ed è proprio qui che sembra cominciare un altro film, che assomiglia in tutto e per tutto ad una puntata del famoso anime giapponese.

Non è da tutti riuscire in questa impresa (attualmente solo Tarantino, è capace di concentrare più film in uno), ma il regista dotato di eccezionale talento e fine intuizione, trascina la storia verso un finale emozionante e ricco di suspence. Mainetti, conosce bene il cinema e sa di cosa sta parlando, ecco perchè il film risulta riuscito non solo esteticamente, ma sopratutto nei contenuti. Lo zingaro nella sua malvagità, rappresenta la degenerazione dei nostri tempi. La sua smania di apparire, la sua ossessione per le visualizzazioni web, le sue insulse comparsate in altrettanti inutili talk show della domenica, hanno fatto di lui un mostro, che solo un Hiroshi Shiba come Ceccotti, che vive ai margini di una società alla deriva può contrastare.

Ed è confortante sapere, che in ognuno di noi può nascondersi un super eroe che aspetta solo, di venire alla luce, magari in una Roma (da molto tempo mai così bella e vera cinematograficamente) che merita di essere salvata.

Laura Pozzi

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