Un tranquillo posto di campagna – Omaggio ad Elio Petri

Prendendo spunto da una mini rassegna svoltasi qualche settimana fa alla Sala Trevi di Roma, l’omaggio mensile della nostra rubrica cinematografica, punta gli occhi su Elio Petri, figura complessa e fuori dagli schemi, che ha dato molto al nostro cinema, che troppo spesso sembra dimenticarsene.

Da sempre il nome di Petri, vive in stretta associazione, con quello di Gian Maria Volontè, con cui realizzò alcuni dei suoi film più famosi, su tutti “Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto“. Il suo cinema, rappresenta uno dei rari casi, in cui la finzione cinematografica, si fonde con gli avvenimenti caldi della vita del paese: gli scontri tra polizia e movimento studentesco (il già citato Indagine), la lotta per il contratto (La classe operaia va in paradiso), la crisi di regime (Todo Modo). Questa rappresenta una riflessione interessante, per situare il cinema del regista, ma sarebbe un errore imperdonabile, identificare, o meglio ancora limitare il suo talento, al solo cinema d’impegno.

Ne è esempio questo “Un tranquillo posto di campagna” realizzato nel 1968 e interpretato da Franco Nero e Vanessa Redgrave, titolo misconosciuto della sua filmografia, ma fondamentale per la realizzazione e comprensione delle opere successive. Il film, segna senza dubbio, una controtendenza al progetto di cinema civile a cui da sempre è accomunato. Eppure senza questa “stravaganza”e incursione nel genere ghost-horror, non avremmo potuto godere dei suoi capolavori.

Petri, da sempre affascinato dall’arte, (in particolare dalla pittura), mette in scena un’allegoria della condizione dell’artista contemporaneo di fronte al problema della creatività. Leonardo, pittore di successo, ossessionato dalla sua donna manager, che rivede nei sogni come sua carnefice, entra in una profonda crisi creativa e decide di acquistare una splendida villa settecentesca nella campagna veneta.

Ritiratosi, nella lussuosa e abbandonata dimora, in cerca d’ispirazione, si appassiona alla misteriosa vicenda della contessina Wanda, morta nella villa durante la guerra e considerata da tutti i paesani una ninfomane. La sua ossessione per il fantasma della sfortunata ragazza, lo condurrà poco a poco alla follia e neppure l’arte sarà in grado di salvarlo dall’oblio. Il controverso rapporto di Leonardo, con la sua creatività, sfocia in una vera e propria schizofrenia che non riesce a risolvere nella solitudine della villa, ma va a ricercare nella presenza assenza di un fantasma.

Ed anche per questo motivo che da quel momento in poi Petri decise di girare film politici, proprio per non ridurre la visione di realtà ad una non presenza. Ma il film da un punto di vista tecnico rappresenta quasi un prodigio: di tecnica narrativa, di montaggio, di ritmo, di effetti speciali, di fotografia. Elementi fondamentali per il suo cinema futuro, spesso indefinibile ed incatalogabile, ma che Petri sa padroneggiare come pochi e da cui è impossibile trovare scampo.

Laura Pozzi

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