Una petizione per salvare la ricerca italiana

Nasce come una lettera, pubblicata il mese scorso su Nature, la petizione di Giorgio Parisi ed altri 69 ricercatori che invita l’Unione Europea a far pressione sul governo italiano per adeguare i finanziamenti alla ricerca.

Parisi, fisico teorico della Sapienza università di Roma, medaglia Dirac 1999, medaglia Boltzmann 1992, scienziato di primo piano a livello internazionale, ricorda che dal 2008 ad oggi i fondi stanziati dal governo italiano per il finanziamento universitario sono diminuiti del 20%.

L’Italia investe circa un terzo di quanto ha promesso con la firma del trattato di Lisbona. La situazione che viene descritta è a dir poco spiacevole: nella lettera si spiega come, a causa della mancanza di sostentamento alla ricerca di base, il nostro paese ha perso la bellezza di 300 milioni l’anno nel periodo 2007-2013. Oltre al danno economico, Parisi sottolinea che ci stiamo perdendo i nostri migliori ricercatori, che sta diventando impossibile rimpiazzare i docenti che vanno in pensione, e che non attraiamo ricercatori stranieri perdendo così di competitività rispetto agli altri paesi europei.

Questo è il testo della lettera:

Chiediamo all’Unione Europea di spingere i governi nazionali a mantenere i fondi per la ricerca a un livello superiore a quello della pura sussistenza. Questo permetterebbe a tutti gli scienziati europei – e non solo a quelli britannici, tedeschi e scandinavi – di concorrere per i fondi di ricerca Horizon 2020.

 

In Europa i fondi di ricerca pubblici sono erogati sia dalla Commissione Europea che dai governi nazionali. La Commissione finanzia principalmente grandi progetti di collaborazione internazionali, spesso in aree di ricerca applicata, e i  governi nazionali finanziano invece  – oltre che i propri progetti strategici – programmi scientifici su scala più piccola, e operati “dal basso”.

 

Ma non tutti gli Stati membri fanno la loro parte. Per esempio l’Italia trascura gravemente la ricerca di base. Oramai da decenni il CNR non riesce a finanziare la ricerca di base,  operando in un regime di perenne carenza di risorse. I fondi per la ricerca sono stati ridotti al lumicino. I PRIN (progetti di ricerca di interesse nazionale) sono rimasti inattivi dal 2012, fatta eccezione per alcune piccole iniziative destinate a giovani ricercatori.

 

I fondi di quest’anno per i PRIN, 92 milioni di Euro per coprire tutte la aree di ricerca, sono troppo pochi e arrivano troppo tardi, specialmente se paragonati per esempio al bilancio annuale dell’Agenzia della Ricerca Scientifica Francese (corrispondente ai PRIN italiani) che si attesta su un miliardo di Euro l’anno. Nel periodo 2007-2013 l’Italia ha contribuito al settimo “Programma Quadro” europeo per la ricerca scientifica per un ammontare di 900 milioni l’anno, con un ritorno di soli 600 milioni. Insomma l’incapacità del Governo Italiano di alimentare  la ricerca di base ha causato una perdita di 300 milioni l’anno per la scienza italiana e  quindi per l’Italia.

 

Se si vuole evitare che la ricerca si sviluppi in modo distorto nei vari Paesi europei, le politiche nazionali devono essere coerenti tra di loro e garantire  una ripartizione equilibrata delle risorse.

Migliaia di ricercatori hanno lasciato il loro paese (e aggiungerei i loro affetti) per nazioni che investono nella ricerca e che sono disposte a scommettere sulle loro capacità, competenze e sul loro futuro. E “l’emorragia” non accenna a fermarsi.

“Stiamo perdendo generazioni di scienziati” fa notare Fabiola Giannotti, direttrice del CERN, ed è un peccato perché, aggiunge, “in Italia la formazione universitaria è ottima e i nostri giovani sono fra i più dotati e non secondi a nessuno a livello internazionale quando escono dalle università”.

cervelli

Abbiamo sentito spesso in passato frasi come “Con la ricerca non si mangia” e ormai dovremmo aver capito che non c’è niente di più sbagliato, nessun paese è mai cresciuto senza massicci investimenti in aree fondamentali come l’istruzione, la ricerca e la formazione del capitale umano.

Intanto, per non lasciare nulla di intentato, chi volesse firmare la petizione la trova qui.

Ricerca scientifica: la sola forma di poesia che sia retribuita dallo Stato. (Jean Rostand)

Serena Piccardi

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