Tutti i motivi per far ascoltare musica ai vostri figli

La musica è un’arte. Ma è anche una scienza.

Arte perché è creatività, estetica. Scienza perché è studio dell’acustica, analisi.

Oltre all’evidente importanza della fisica, sia nella trasmissione che nella produzione stessa dei suoni, c’è la matematica: il segreto dell’armonia sta nel magico potere dei numeri, ci insegna Pitagora.

Sarà per queste caratteristiche, forse, che la ritengo la forma d’arte a me più cara.

Aldilà della sua intrinseca natura fisica, è soprattutto l’influenza che ha la musica sulle nostre vite ad essere materia di studio e di conversazione.

Ci si interroga sulle radici del piacere che proviamo nell’ascoltarla e si scopre che attiverebbe meccanismi di aspettativa e di anticipazione di uno stimolo desiderabile, mediati dal neurotrasmettitore dopamina, insomma, reagiamo alla musica con le stesse modalità con cui affrontiamo i piacevoli stimoli prodotti dal cibo, dal sesso, da alcune droghe.

I lattanti rispondono meglio alle melodie piuttosto che al linguaggio verbale e si è visto che si rilassano ascoltando i suoni dolci. In particolare, bimbi nati prematuri che soffrono di insonnia sembra che traggano benefici dal suono del battito del cuore materno o, comunque, da sonorità che lo imitano.

Si sa che persino i nascituri sono in grado di percepire i suoni che provengono da fuori del ventre materno e molti consigliano di allietare i mesi di gestazione fornendo buona musica al piccolo, futuro, essere umano.

Non è affatto un cattivo consiglio, aiuta effettivamente il bebè a sviluppare l’ascolto.

Anche le origini della produzione sonora sono oggetto di studio, risalirebbero a migliaia di anni fa, come testimoniano alcuni ritrovamenti archeologici del paleolitico superiore, inoltre, lo studio delle relazioni fra la musica ed il linguaggio è un argomento molto interessante non solo per il campo delle comunicazioni ma anche per quello delle neuroscienze.

Il legame fra musica, senso del ritmo e capacità linguistiche è, infatti, di tipo neurobiologico.

Si è visto che tra la capacità di tenere il ritmo e quella di codificare i suoni della lingua parlata c’è un preciso collegamento, con prevedibili ricadute sulle capacità di lettura. Uno studio di qualche anno fa aveva, infatti, confrontato tali capacità in un centinaio di studenti ed era emerso che coloro che dimostravano le migliori capacità di mantenere il ritmo erano anche quelli che mostravano le risposte cerebrali più coerenti nella pronuncia delle sillabe.

I benefici di questa scoperta potrebbero, quindi, interessare quanti hanno difficoltà nella lettura, come accade nei dislessici. L’allenamento ritmico potrebbe aiutarli a migliorare in tal senso e.. quale miglior addestramento della musica?

Un altro studio capitanato sempre da Nina Kraus, direttrice del Laboratorio di neuroscienze uditive della Northwestern University, aveva anche mostrato che le persone con un esperienza musicale precoce, anche se poi abbandonata, mostravano risposte molto più chiare nell’elaborazione dei suoni rispetto a chi invece non aveva alcuna esperienza. Sembrerebbe che studiare musica durante l’infanzia aiuti a stimolare il cervello, proprio nella fase di maturazione, a stabilire connessioni molto più efficaci nel metabolizzare i suoni e le parole.

Un recentissimo articolo pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences illustra una ricerca condotta su bambini di nove mesi. I ricercatori della University of Washington Institute for Learning & Brain Sciences hanno proposto a metà dei piccoli coinvolti delle sessioni di gioco con accompagnamento musicale. Alla fine del periodo dell’esperimento, i soggetti sono stati vagliati per la loro velocità di attivazione della corteccia uditiva e prefrontale previa stimolazione sonora e vocale.
Le reazioni osservate in quelli che avevano giocato a suon di musica erano più intense e veloci, dimostrando che la loro capacità di discriminare i modelli sonori (la corteccia prefrontale è implicata nella capacità di concentrazione e di discernimento) era superiore rispetto agli altri.

Se avete voglia di approfondire l’argomento, troverete molti articoli che decantano l’effetto della musica su embrioni e neonati, non sempre “scientifici”, come spesso accade in rete.

Secondo i sostenitori del cosidetto “Effetto Mozart” ascoltare la sonata in re maggiore per due pianoforti, addirittura, renderebbe più intelligenti (!!!). Com’è intuibile, su questo non c’è valido riscontro scientifico, ascoltare Mozart non aumenta le capacità cognitive di grandi e piccini, quel che è certo è che il suo ascolto sarà sicuramente piacevole per voi e per il piccolo!

La musica può essere apprezzata da una persona che non sa né leggere né scrivere, così come da gente dotata della più evoluta forma di intelligenza. (George Gershwin)

Serena Piccardi

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