Julieta – Pedro Almodóvar

Non ce ne voglia Ken Loach, a cui auguriamo sempre il massimo dei riconoscimenti, ma quest’anno a Cannes, non ci sarebbe dispiaciuto, veder incoronato con la palma d’oro Pedro Almodovar e la sua Julieta. Prendendo spunto dai racconti di Alice Munro, il regista spagnolo, realizza un melò permeato da una sottile tensione hitchcoockiana, che ammalia e commuove.

Chi ama e conosce il suo cinema, non tarderà ad innamorarsi di quest’opera, giocata su tre piani temporali diversi e raccontata quasi per intero tramite flashback. Tutto prende avvio dall’inaspettato incontro con Beatriz, che crea in Julieta un corto circuito mentale, riportandola  ad un doloroso passato, solo apparentemente rimosso. Da qui la decisione di scrivere una lettera a sua figlia, che corrisponde ad un viaggio interiore, ma anche ad una sfida, alla quale chiede a noi spettatori la massima partecipazione.

Con mirabile e sensile talento narrativo, ma senza gli eccessi che hanno contraddistinto molte sue opere Almodovar, segue passo passo la sua eroina, dal suo amore con Xoan, con il quale concepirà Antia, fino alla misteriosa scomparsa di quest’ultima, in seguito alla morte del padre. Il senso di colpa, sembra essere una costante nel suo destino, che si materializza ogni qualvolta, si trovi testimone di tragici eventi. Da principio, l’uomo sul treno, che ha richiesto inutilmente la sua attenzione e poi Xoan, che per sfuggire alle sue accuse, ha trovato nel mare in tempesta il rifugio mortale. Julieta, non ha commesso nessun delitto, eppure la strana ed oscura sorte che le si accanisce contro, sembrerebbe dire il contrario.

Parafrasando un vecchio film dell’eccentrico Pedro, viene spontaneo domandarsi “cosa abbia fatto per meritare questo”. Probabilmente nulla di tanto irreparabile, ma la vita si sa, non risulterebbe tanto affascinate e complicata se tutto avesse una spiegazione logica. E quella di Julieta non fa eccezione, al contrario, va ad arricchire un variegato universo femminile, che Almodovar ha sapientemente costruito nel corso della sua ultra trentennale carriera.

Il regista spagnolo, sa cos’è il cinema e sopratutto, sa costruire una storia, rispettando e non tradendo, i maestri a cui da sempre s’ispira. Su tutti, citavamo Alfred Hitchcook,che oltre alla suspence creata dagli eventi, ritroviamo nell’ambiguo e per certi versi terrificante personaggio interpretato da Rossy De Palma. L’inquietante governante, a cui presta il suo volto picassiano, sembrerebbe non giocare un ruolo secondario nell’intricata vicenda. Ma non osiamo svelare di più, anzi per chi non ha ancora visto il film consigliamo in proposito di leggere il meno possibile, per godersi appieno una visione che incolla allo schermo. Fino allo splendido finale, che non chiude la storia,ma resta sospeso nella magica atmosfera di un possibile,ma non scontato happy end.

Laura Pozzi

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