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IN VISTA DEI BALLOTTAGGI…

Mancano pochi giorni al voto di domenica per il ballottaggio amministrativo in più di 120 città italiane. Fare un quadro della situazione completa è, neanche a dirlo, impossibile. Ma se analizziamo nel dettaglio i quattro principali scenari elettorali, senza voler dare un’indicazione di voto, è possibile fare una breve analisi e giungere ad una considerazione differente per ogni caso.

A Roma, ad esempio, se l’aritmetica non è un’opinione, la Raggi dovrebbe riuscire a vincere senza troppe difficoltà. L’unico scenario in cui si sarebbe potuto pensare il contrario sarebbe stato quello in cui tutti gli altri partiti avessero dato indicazione di votare per Giachetti, ammesso che poi i loro elettori non fossero, invece, andati al mare. Tale ipotesi, comunque, non si è verificata perché, oltre ad alcuni big e politici come Alemanno e Salvini che hanno fatto intendere che voteranno la grillina, quasi tutti gli altri hanno dichiarato di votare scheda bianca, lasciando così la scelta alla libertà di coscienza di ogni singolo elettore. Idem, ad esempio, Fassina che con il suo 4,5% ha ottenuto un solo seggio, il proprio, che intende tener per sé, cumulando così le cariche di deputato e consigliere comunale tra cui non esiste incompatibilità di legge.

A Milano abbiamo un confronto molto surreale e che in altri periodi storici sarebbe stato quasi impossibile. Due manager, quasi identici. L’esponente del centro-destra, che per tradizione potrebbe anche risultare idoneo a rappresentare la parte politica a cui fa riferimento, e quello di centro-sinistra che, invece, tralasciando il “dettaglio” che è stato il direttore generale del comune di Milano sotto l’amministrazione della berlusconiana Moratti, sulla scia dei colori e dei pupazzi animati dell’Expo da non molto conclusosi, per  vincere cerca  di attirare quell’elettorato orfano di Pisapia che, molto probabilmente, lo lascerà solo. Anche in questo caso, nonostante sia un po’ azzardato dirlo, non credo che il PD riuscirà a portare a casa il risultato.

Se nel capoluogo lombardo i due candidati tendono ad assomigliarsi, a Torino abbiamo invece l’ossimoro perfetto. Un candidato uscente, Piero Fassino, rappresentante della vecchia nomenclatura post-comunista, e una giovane (quasi mia coetanea) non del tutto inesperta dato che ha fatto la consigliera comunale negli scorsi 5 anni, ma sicuramente con tutta la vita davanti a sé, Chiara Appendino. Tralasciando le più o meno velate minacce della Boschi sugli ormai noti 250 milioni che la città perderebbe qualora non vincesse il proprio candidato, fautore del progetto Parco della Salute, è evidente che gli elettori in questo caso potrebbero avere qualcosa da perdere, ovvero la certezza che nei prossimi anni le cose continueranno così come sono andate in questi appena conclusi, e molto da guadagnare, ovvero la politica innovativa e rivoluzionaria di una candidata molto promettente.

Infine, Napoli, dove il sindaco uscente De Magistris, sopravvissuto a qualsiasi artifizio politico e giudiziario contro di lui (fu sospeso dalla carica per incompatibilità con la legge Severino) si appresta a conseguire il suo secondo mandato in un ballottaggio che difficilmente, a dispetto della fantasia che contraddistingue questa città, riserverà delle sorprese, considerato che lo sfidante Lettieri fu sconfitto dallo stesso esattamente 5 anni fa. De Magistris che è forse l’unico esponente della sinistra in Italia ad interpretare quella “ragione populista” descritta dal filosofo argentino Ernesto Laclau e ripresa da alcuni movimenti europei, ad esempio Podemos in Spagna. Degna di nota comunque la chiusura di campagna elettorale con le frasi “Renzi, vattene a casa, devi avere paura, ti devi cacare sotto. Cacati sotto” che se non per stile, ha brillato per memorabilità.

A proposito comunque del “sindaco d’Italia”, il premier Renzi, è dato ormai come in difficoltà, ed alcuni dei suoi candidati sembrano averne in qualche modo preso le distanze. Si può dire che verosimilmente c’è la possibilità che al PD non vada neanche un sindaco delle prime quattro città più importanti del Paese. Sicuramente non una bella premessa per il referendum di ottobre che sarà una sorta di pollice in su o pollice verso nei confronti della sua persona e del suo governo.

L’impressione è che alcune strade intraprese, che apparentemente possono risultare positive e condivisibili, come i famosi 80 euro, si sono rivelate controproducenti. Non perché in alcuni casi andranno restituiti (sicuramente non ha aiutato) bensì perché le persone si chiedono “se sono riusciti ad introdurli con tanta facilità, perché non chiederne 150 oppure puntare direttamente al reddito di cittadinanza per tutti?”. Conti da valutare a parte, in questo il Movimento 5 Stelle ha dato voce alla strada del possibilismo che potrebbe portarlo direttamente al governo del Paese in meno di un anno, sulla base dell’esperienza (e dell’evidenza) che sarebbe in grado di maturare proprio nelle città di Roma e Torino.

 

Filippo Piccini

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