fbpx

In Spagna tengono i partiti tradizionali: Popolari primi, Socialisti secondi, Podemos in calo. Il governo è un’incognita

A distanza di 6 mesi, la Spagna è tornata al voto per cercare di formare un nuovo governo e un nuovo parlamento. Oltre 36 milioni di cittadini erano chiamati alle urne. L’affluenza è stata del 69,2%, in linea con quella del 20 dicembre. Oltre 30%, invece, gli astenuti.

Ore 22.37 – I socialisti in calo  

Con lo scrutinio al 90% continuano a perdere i socialisti: 86 seggi contro i 90 di dicembre. I popolari ne guadagnano invece 13: 136 contro i 123 di sei mesi fa. Podemos è invece a quota 71 (69 a dicembre).

IL TIMORE DELL’EFFETTO BREXIT  

Dopo la Brexit votata dai britannici nel referendum sulla permanenza nell’Ue, ora a Bruxelles si guarda con maggiore preoccupazione all’effetto domino. Ma l’esito del voto è molto incerto e la maggior parte degli analisti ipotizza che neanche questa seconda consultazione elettorale, a sei mesi di distanza dalla prima, basterà per arrivare alla formazione di un nuovo governo.

I 4 CANDIDATI  

Quattro i candidati a premier, leader dei rispettivi partiti. Il premier uscente e in pectore Mariano Rajoy, capo del Partito Popolare, eletto nel 2011; il segretario del Partito Socialista (Psoe) Pedro Sanchez; Pablo Iglesias, leader di Podemos che per queste elezioni ha stipulato un’alleanza con il partito di estrema sinistra Izquierda Unida, denominata «Unidos Podemos»; Albert Rivera Diaz, leader del partito centrista e anti-sistema Ciudadanos.

IL NODO DELLE ALLEANZE  

Proprio sulle alleanze che si giocherà la partita per la formazione del nuovo governo, dati i sondaggi che in pratica escludono che uno dei partiti in lizza conquisti i 176 seggi del Congresso necessari per governare in solitudine.

I TIMORI DI SANCHEZ  

Anche Podemos, come il PP, preme per un governo assieme ai socialisti. Ma Sanchez teme di rimanere stritolato da alleanze in cui sarebbe il socio di minoranza, perdendo consensi come è avvenuto ai socialdemocratici in Germania alleati della cancelliera Angela Merkel. Per non parlare del Pasok greco, praticamente scomparso dopo l’alleanza con i conservatori e sostituito a sinistra dal partito Syriza di Alexis Tsipras. «Non appoggeremo un governo del Partito Popolare e non appoggeremo Iglesias come capo del governo», ha detto Sanchez in un’intervista rilasciata nei giorni scorsi all’emittente radio Onda Cero. Secondo il leader socialista, Iglesias non «soddisfa» i due requisiti di base per poter stringere un patto di governo con i socialisti. «Non appoggeremo alcun governo che frammenti la sovranità della Spagna, nè che metta a rischio la sostenibilità dello Stato sociale», ha detto Sanchez riferendosi alla disponibilità di Podemos di indire un referendum sull’indipendenza della Catalogna e al suo programma di interventi sociali.

fonte: LASTAMPA.it

Condividi:
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

© 2012-2020 virgoletteblog.it creato da Filippo Piccini

Log in with your credentials

Forgot your details?