L’espansione tentacolare dei cefalopodi

Estate: tempo di villeggiatura, spiagge e… insalate di mare!

I protagonisti della rubrica di scienze di oggi sono i molluschi cefalopodi, creature marine straordinariamente intelligenti ma (ahimè) altrettanto deliziose per chi ama le cenette nei ristoranti dei porti turistici.

Ci sono buone notizie per i buongustai, i cefalopodi sono in piena espansione!

Ma andiamo con ordine.

Nella classe Cephalopoda troviamo abili predatori come calamari, seppie e polpi (guai a chi si azzarda a chiamarli polipi, si tratta di tutt’altro animale!). Si tratta, com’è evidente, di invertebrati e, per chi non lo sapesse, dei più intelligenti. Il polpo (mi riferisco agli appartenenti del genere Octopus), in particolare, ha particolari caratteristiche fisiologiche ed uno spettro di comportamenti che lo avvicinano molto al mondo dei vertebrati.

Per via di tali peculiarità e della complessità del suo cervello, il genere Octopus ha sempre incuriosito gli scienziati e, proprio l’anno scorso, dei ricercatori americani e giapponesi sono riusciti a sequenziarne il DNA. Per lo studio del genoma si sono basati su una specie californiana ed hanno subito notato che è più piccolo di quello umano ma che, al tempo stesso, presenta un maggior numero di geni codificanti, circa 33.000. Un’abbondanza che, come nel caso delle molte protocaderine, geni che sovrintendono lo sviluppo del sistema nervoso e le interazioni fra neuroni, ci aiuta a giustificare la complessità neurale cui abbiamo accennato.

I ricercatori, inoltre, sono rimasti colpiti dal fatto che molti geni si trovassero in ambienti insoliti: avessero, cioè, subito un riarrangiamento genico, uno spostamento fisico di sequenze del genoma.

Ebbene si, anche il polpo è in grado di usare strumenti.

Si può capire come siano ritenuti animali molto adattabili, sia fisiologicamente che nei comportamenti.

Può questa adattabilità, da sola, spiegare il motivo della crescita globale delle popolazioni dei cefalopodi?

Sembra, infatti, che a partire dagli anni 50′ il numero di esemplari appartenenti a questa particolare classe di molluschi sia in continuo aumento. Un dato in controtendenza rispetto alle molte informazioni allarmanti relative a specie ittiche in diminuzione a causa dell’inquinamento marino e dei cambiamenti climatici.

Lo studio dell’Université de Bordeaux concorda con i dati nazionali sul numero di cefalopodi pescati negli ultimi 25 anni ma rispecchia il reale andamento delle popolazioni a livello mondiale, basandosi su informazioni provenienti da tutto il pianeta e riferendosi sia a popolazioni di mare aperto che costiere.

cefalopodi_sep

Oltreché alla spiccata plasticità fisiologica e comportamentale propria delle specie protagoniste, questa crescita potrebbe essere sintomo di qualcosa di grave. Una classica relazione ecologica di base potrebbe spiegare l’aumento delle popolazioni che potrebbe, in questo caso, essere dovuto alla diminuzione dei predatori naturali di questi animali a causa della pesca intensiva.

Non a caso la caccia ai predatori è stata definita la più pervasiva influenza sulla natura attuata dall’uomo.

Per quanto riguarda le riserve ittiche, a tavola i consumatori prediligono i grandi pesci predatori come tonni e pesci spada, preferenze che, alla lunga, possono sbilanciare le reti alimentari di cui fanno parte. Questo avviene perché la relazione che lega le popolazioni di prede e di predatori è profonda e, a volte, delicata. Si tratta di un classico equilibrio della dinamica di popolazioni, il sistema predatore-preda.

Semplificando molto: quando il numero di prede aumenta, per esempio a causa di una maggiore disponibilità di nutrienti, anche i predatori hanno più disponibilità di cibo, e tendono a loro volta ad aumentare di numero. Così facendo aumenta, però, anche il tasso di predazione, che fa diminuire il numero di prede e quindi comporta una minore disponibilità di cibo per i predatori.

Per chi si diletta di matematica, rimandiamo alle equazioni di Lotka-Volterra, mentre per chi vuole tentare una simulazione dell’andamento delle popolazioni in base a dati variabili (popolazioni iniziali, tassi di predazione, velocità di riproduzione etc.) segnaliamo uno dei link che si trovano in rete.

Mentre Volterra cercava di descrivere l’aumento dei predatori nel Mediterraneo a seguito della minore intensità della pesca di sardine durante gli anni 20′, attualmente, invece, i grandi predatori tendono a diminuire. Probabilmente di questa mancanza si approfittano i cefalopodi che, ricordiamo, sono voraci predatori, motivo per cui la loro espansione va monitorata attentamente.

Insomma, quando il gatto non c’è i topi ballano.

Un polpo che pranza. Kay Burm Lim. 2010.

Polpo che mangia un granchio. Kay Burm Lim. 2010.

Possiamo quindi non farci assalire dai sensi di colpa se quest’estate ci abbufferemo di calamari fritti? Daremo una mano all’ecosistema marino? Non è proprio così, ci piace scherzare ma anche ricordare che a rischio, come sempre, c’è una risorsa naturale insostituibile: la biodiversità.

Seppie. Non dobbiamo, cari amici, dimenticare le nostre amiche seppie! Quei simpatici salcicciotti! Provate a metterli insieme e si divoreranno senza pensarci due volte. Natura umana, no? o… natura mollusca! (Pirati dei Caraibi – Ai confini del mondo)

Serena Piccardi

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

© 2012-2018 virgoletteblog.it ideato da Filippo Piccini sito web realizzato da Riccardo Spadaro

Log in with your credentials

Forgot your details?