fbpx

Cartoline dall’Impero: le suggestioni dei viaggi confluite nella Villa Adriana di Tivoli

Villa Adriana, Tivoli, vista dell’esedra del Canòpo

Bentornati nella nostra rubrica d’arte. Quando, la scorsa settimana, mi sono occupata di raccontare la creazione di Villa d’Este a Tivoli, mi era sembrata quasi un’ingiustizia accennare solamente alla grandiosità della sottostante Villa Adriana, riferendola solo per lo spoglio dei suoi materiali decorativi e il saccheggio delle numerose statue, soprattutto da parte di Pirro Ligorio per conto del cardinal Ippolito II d’Este.

Villa Adriana, per molteplici aspetti, meritava una narrazione a sé.  Innanzi tutto, per l’imponenza delle costruzioni, che occupavano circa 300 ettari della piana sottostante Tibur, l’odierna Tivoli, una zona in cui non mancava l’approvvigionamento idrico necessario per alimentare le terme, gli specchi d’acqua e le fontane che caratterizzavano il complesso. La vicinanza alle cave di tufo, pozzolana e travertino garantiva il materiale necessario per la realizzazione delle numerose strutture che componevano la villa. Il nucleo originale, ben presto ampliato, si rintraccia in una villa rustica di età sillana, di proprietà della moglie dell’imperatore, Vibia Sabina. Qui Adriano, già a partire dall’anno successivo alla sua ascesa al trono (avvenuta nel 117 d.C.) scelse di porre la propria residenza, pensata e studiata per creare ambienti che contenessero le più belle suggestioni raccolte nei suoi numerosi viaggi, intrapresi per conoscere le diverse realtà che costituivano il vasto impero che era chiamato a governare. Non solo: a tanta bellezza si univa anche una ragionata disposizione di ambienti atti a differenti funzionalità (residenziali, di rappresentanza, di servizio), sottostanti ad un progetto unitario riconducibile allo stesso imperatore, appassionato di architettura, che venne realizzato grosso modo in tre fasi di costruzione che abbracciarono quasi vent’anni (dal 118 al 138 d.C., anno della morte di Adriano).

Plastico di come doveva presentarsi Villa Adriana, conservato nel Museo della Civiltà Romana a Roma

Plastico di come doveva presentarsi Villa Adriana, conservato nel Museo della Civiltà Romana a Roma

Il complesso monumentale quindi si presenta come uno specchio del suo committente: una personalità dalla vasta cultura, che amava cimentarsi in diversi campi che spaziavano dalla caccia alla scrittura. L’imperatore Adriano è stato fin da subito indicato come esempio di “buon principe”: ampliò i livelli di tolleranza nei confronti delle restrittive condizioni degli schiavi; fu oculato gestore delle risorse e dei territori dell’impero, promotore di profonde riforme delle istituzioni che, nate in epoca repubblicana, mal si adattavano al governo di province geograficamente e culturalmente lontane. Per questo, una volta consolidata l’amministrazione centrale in nome dell’efficienza, decise di conoscere personalmente i territori che componevano l’impero e stabilire in loco quale azione volta a rafforzare i suoi confini adottare. Inoltre va ricordato che sotto il suo regno furono incoraggiate le arti, la diffusione del pensiero filosofico greco (era dichiaratamente filoellenista, al punto da essere ricordato come il primo imperatore ad aver portato la barba) e la costruzione di luoghi di cultura, quali biblioteche e teatri.

Busti ritraenti l'imperatore Adriano e il suo amante Antinoo

Busti ritraenti l’imperatore Adriano e il suo amante Antinoo

Nella villa Adriano poté dar prova del suo estro in campo architettonico, con la scelta di costruzioni scenografiche, la propensione per l’inserimento di volte a cupola, la volontà di mediare e riadattare nel linguaggio architettonico romano edifici che aveva apprezzato durante i suoi viaggi, soprattutto i modelli greci ed egiziani. In questo modo si possono cogliere più agilmente i richiami alle strutture porticate dipinte, come nel Pecìle, ripresa pressoché fedele della Stoà Poikìle presente nell’agorà di Atene, importante per aver dato nome ad una corrente filosofica, lo stoicismo.

Visuale aerea dell'area del Pecile, un grande giardino racchiuso in una struttura porticata e dipinta con magnifiche scene sull'esempio della sto poikìlie ateniese

Visuale aerea dell’area del Pecile, un grande giardino racchiuso in una struttura porticata e dipinta con magnifiche scene sull’esempio della sto poikìlie ateniese

O come nella valle che ospita lo scenografico complesso del Canòpo, a ricordare il canale che collegava l’omonima città sorta nei pressi del delta del Nilo con Alessandria d’Egitto. Probabilmente quello fu il luogo dove annegò, in circostanze ancora misteriose, il giovane e amatissimo Antinoo, suo favorito, al quale un distrutto Adriano dedicò onori pari a quelli di un imperatore, deificandolo e quasi saturando l’impero con statue e intitolazioni di edifici. Il Canòpo tiburtino attualmente si presenta come una lunga vasca di 120 metri affiancata sui lati lunghi da colonnati che ospitavano i migliori esempi della statuaria greca, come le quattro Cariatidi copie di quelle presenti nell’Eretteo ateniese e riproduzioni di statue di Fidia e Prassitele. Alla fine della vasca c’era un’esedra che presentava il triclinium imperiale: da qui si deduce che il Canòpo venisse utilizzato come ambientazione per spettacolari banchetti durante i quali presumibilmente, gli ospiti rimanevano incantati dalle immagini delle statue riflesse nella piscina.

Dopo la morte dell’imperatore la villa assistette ad un lento abbandono, al punto che durante il Medioevo venne convertita in terreno agricolo e di pascolo, mentre le preziose decorazioni iniziarono ad essere prelevate per arredare le case della zona. La rinnovata attenzione con cui venne vista durante il Rinascimento decretò le azioni predatorie più intensive: a partire da papa Alessandro II Borgia, passando per il cardinale Alessandro Farnese e, in particolar modo con Ippolito II d’Este. Ora quelle statue sono sparse in numerosi musei (Vaticani e Capitolini in testa), ma anche in collezioni private all’estero. Ma fu anche luogo di studio dell’antico per diversi, celebri architetti, da Antonio da Sangallo al già citato Pirro Ligorio (che tra uno scavo e un prelevamento di materiale per Villa d’Este ebbe modo di redigere tre preziosi codici che ci informano delle sue scoperte e offrono le piante degli edifici), a Borromini e Piranesi.

Gli scavi e la vendita dei reperti continuò fin quando una consistente parte della villa fu acquistata da parte del Regno d’Italia nel 1870 che iniziò a restaurare gli edifici e parallelamente portare avanti gli scavi. I successivi ritrovamenti sono confluiti nelle sedi del Museo Nazionale Romano e quelli più recenti nel locale Museo del Canòpo.

L'area del Canòpo

L’area del Canòpo

Quel che rimane della villa, oltre la sua ragguardevole estensione, offre solo un pallido ricordo della raffinatezza dei suoi ambienti. Uno studio condotto dall’Università dell’Indiana ha prodotto un video in cui si tenta di restituire visivamente (e con buona approssimazione dei dettagli decorativi) le architetture più famose di questo complesso. Una nota particolare merita il discorso dei gruppi statuari: ricordiamoci che nell’antichità, sia greca che romana, si usava dipingere i marmi e i bronzi per conferire loro una maggior verosimiglianza; la nostra idea del nitore delle statue classiche deriva da errate concezioni sviluppatesi nel Rinascimento e codificate alla fine del Settecento dal Winckelmann, promotore del Neoclassicismo.

C’è un’ultima questione che mi preme far presente riguardo questo complesso monumentale. Villa Adriana, nel 1999, è stata assurta allo status di bene Patrimonio dell’Umanità. In accordo con lo Stato italiano, il World Heritage Committee dell’Unesco aveva individuato una buffer zone, in pratica una fascia di territorio non edificabile che fungesse da “cuscinetto” per impedire che una futura speculazione edilizia potesse andare a rovinare il panorama della vallata che ospita la villa. Ma in anni recenti, il comune di Tivoli ha violato questi accordi concedendo parte dei terreni inseriti nella buffer zone. Questa azione, se portata avanti, potrebbe comportare la revoca del titolo di sito protetto dall’Unesco. Un ennesimo tentativo di gestire in maniera irresponsabile il nostro patrimonio culturale: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/31/unesco-villa-adriana-a-rischio-espulsione-il-governo-lavoriamo-a-report-richiesti/864752/

Il suggestivo Teatro marittimo, raggiungibile tramite un ponte levatoio, probabilmente prima residenza provvisoria dell'imperatore Adriano all'interno della villa

Il suggestivo Teatro marittimo, raggiungibile tramite un ponte levatoio, probabilmente prima residenza provvisoria dell’imperatore Adriano all’interno della villa

Se programmate una visita al complesso, qui potete trovare gli orari e le tariffe. Anche qui vale il discorso della gratuità dell’ingresso durante la prima domenica del mese:

http://www.villaadriana.beniculturali.it/index.php?it/114/orari

Un ultimo consiglio, che risulterà probabilmente scontato: provate ad approcciare alla visita della villa dopo aver letto il capolavoro di Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano, basato sullo studio di fonti originali.

 

Pamela D’Andrea

Condividi:
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

© 2012-2020 virgoletteblog.it creato da Filippo Piccini

Log in with your credentials

Forgot your details?