La vena immaginifica dell’Ariosto nell’Orlando furioso: arte d’ispirazione e arte ispirata

Andrea Mantegna, Minerva che scaccia i Vizi dal Giardino delle Virtù (1497-1502, tempera su tavola, Parigi, Musée du Louvre, photo credits: www.palazzodiamanti.it)

Personalmente trovo molto stimolanti le mostre che rimarcano in modo più o meno esplicito il forte legame tra arte e letteratura. A volte l’una fornisce l’ispirazione visiva per immaginare in maniera più reale ciò che si sta raccontando, alle volte invece sono gli artisti che, suggestionati dalla storia, traspongono in base alla propria sensibilità episodi salienti o un intero brano del racconto.

In questi giorni possiamo comprendere meglio, grazie a due mostre che si sono sovrapposte per poco più di un mese, il senso della mia premessa: in occasione della celebrazione per il cinquecentenario dalla prima edizione dell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto (1474-1533) si stanno avvicendando diverse iniziative di lettura del poema che segnò un’evoluzione nel modo di concepire il genere letterario cavalleresco, che affondava le sue radici nelle canzoni delle mirabili gesta dei paladini fedeli a Carlo Magno, nel quale però l’Ariosto riuscì ad innalzare i toni ispirandosi ai grandi poemi omerici e all’epos virgiliano, senza lasciare in secondo piano la capacità di sbrigliare la propria fantasia per creare delle situazioni che catturassero l’attenzione del lettore.

Questo salto di qualità si apprezza meglio proprio nell’analizzare l’”Orlando furioso” quale ideale seguito di un’opera, l’”Orlando innamorato” di Matteo Maria Boiardo (1441-1494), composto circa trent’anni prima e rimasto incompiuto per la sopraggiunta morte del poeta. Ma non si può parlare di un vero e proprio seguito: se è pur vero che sono stati ripresi molti dei personaggi della precedente opera (tra i quali le figure di Bradamante e Ruggiero, dalla cui unione viene fatta risalire l’origine del casato d’Este come forma di omaggio celebrativo al proprio signore), è il modo in cui viene condotto il racconto e, attraverso le tre stesure dell’opera, il cambiamento del linguaggio impiegato (che da provinciale, perché inizialmente pensato solo per lo svago della corte ferrarese divenne sempre più alto), al punto da poter ambire ad essere il riferimento per una lingua nazionale, così come l’aveva teorizzata Pietro Bembo, amico del poeta.

 

La prima mostra, “I voli dell’Ariosto. L’Orlando furioso e le arti” è ospitata nella Villa d’Este di Tivoli ed è quasi giunta al suo termine (finirà il 30 ottobre). Ne avevo accennato in un precedente articolo (https://virgoletteblog.it/2016/07/23/villa-deste-tivoli/) e nel frattempo ho avuto la fortuna di vederla approfittando delle aperture serali della Villa. Le luci della sera e l’allestimento della Sala della Fontana che omaggia lo sceneggiato televisivo di Luca Ronconi del 1975 dedicato all’”Orlando furioso” hanno conferito alla mia esperienza una magia veramente suggestiva.

Allestimento che ripropone una scena del film televisivo sull’”Orlando furioso” per la regia di Luca Ronconi (1975 ospitato nella Sala della Fontana in Villa d’Este (photo credits: www.ariostovilladeste.it)

Allestimento che ripropone una scena del film televisivo sull’”Orlando furioso” per la regia di Luca Ronconi (1975 ospitato nella Sala della Fontana in Villa d’Este (photo credits: www.ariostovilladeste.it)

Qui i curatori hanno voluto porre l’accento sulla particolareggiata capacità descrittiva dell’Ariosto, al punto da far immaginare con nitidezza le scene e i personaggi raccontati, offrendo generosi spunti per gli artisti successivi che si cimentarono nella trasposizione grafica o scultorea dei suoi versi. Tra illustrazioni del poema (non potevano mancare quelle di Gustave Dorè), grandi nomi d’oltralpe come Ingres e Delacroix e le bellissime tele di paesaggio pervase dal senso di natura panica si comprende di quanta fortuna ha goduto questo poema.

E bisogna notare che la fantasia dei pittori fu colpita molto presto dal racconto, se consideriamo che la prima opera ispirata al poema è del 1518 (c’è chi la data più tardi, attorno al 1522-24), appena due anni dopo la prima redazione. È una tela del pittore Dosso Dossi, attivo alla corte estense proprio negli anni in cui Ariosto era al servizio del cardinale Ippolito d’Este e raffigura la maga Melissa colta nel momento in cui opera una magia che possa rompere il sortilegio che la maga Alcina compiva sui suoi amanti, intrappolandoli negli alberi o trasformandoli in animali. Proprio il cane posto accanto alla maga e vicino ad un’armatura lucente tradisce nel suo sguardo sconsolato la sua vera natura umana e il suo status di cavaliere.

Dosso Dossi, Melissa (1518 ca., olio su tela, Roma, Galleria Borghese, photo credits: www.palazzodiamanti.it)

Dosso Dossi, Melissa (1518 ca., olio su tela, Roma, Galleria Borghese, photo credits: www.palazzodiamanti.it)

Questa opera è presente nella seconda mostra di cui vi accennavo, “Orlando furioso 500 anni. Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi”, che si sta svolgendo nel Palazzo dei Diamanti di Ferrara, sede della corte estense e quindi assiduamente frequentato dal poeta. Lo spunto per costruire questa mostra è venuto dal domandarsi quali potessero essere gli stimoli visivi che Ariosto poteva aver colto durante gli anni in cui era al seguito del cardinale Ippolito I d’Este (lo zio dell’omonimo cardinale che fece costruire Villa d’Este di Tivoli) e che contribuirono a creare delle immagini precise nella sua mente sullo svolgimento dei fatti o sull’aspetto di alcuni personaggi da inserire nel suo poema.

Così, le sinuose ma algide fattezze della Venere pudica di Sandro Botticelli sembrano dar corpo all’aspetto di Angelica, “una statua modellata d’alabastro o altro marmo lucente”, come viene descritto nel poema.

Sandro Botticelli e bottega, Venere pudica (1485-90 ca, olio su tavola trasferito su tela, Torino, Galleria Sabauda, photo credits: www.palazzodiamanti.it)

Sandro Botticelli e bottega, Venere pudica (1485-90 ca, olio su tavola trasferito su tela, Torino, Galleria Sabauda, photo credits: www.palazzodiamanti.it)

L’immaginario di Ariosto recepiva, tra le varie stesure, nuovi stimoli provenienti dall’arte di Tiziano. Lo dimostra la descrizione della nudità di un nuovo personaggio minore, Olimpia, introdotta nella versione del 1532. Questa volta si indugia sull’eroticità della figura, che con molta probabilità risentì della figura della ninfa distesa in basso a destra nella scena del Baccanale degli Andrii, che con l’occasione della mostra torna finalmente a Ferrara dopo la sua cessione avvenuta nel 1598.

Tiziano Vecellio, Il baccanale degli Andrii (1522-24 ca, olio su tela, Madrid, Museo Nacional del Prado, photo credits: www.palazzodiamanti.it)

Tiziano Vecellio, Il baccanale degli Andrii (1522-24 ca, olio su tela, Madrid, Museo Nacional del Prado, photo credits: www.palazzodiamanti.it)

Mentre tra le scene che hanno aiutato a immaginare l’episodio del salvataggio di Angelica da parte di Rinaldo non si può trascurare l’ammirazione per la tela di Piero di Cosimo (già presentata in un precedente articolo:  https://virgoletteblog.it/2015/06/27/appunti-darte-14/) raffigurante Perseo che sconfigge il drago e libera Andromeda. Questo quadro, per l’alta qualità della pittura e l’eccellente resa dello sfumato, per diversi anni fu considerato opera di Leonardo.

Piero di Cosimo, La liberazione di Andromeda (1510 ca. olio su tavola, Firenze, Galleria degli Uffizi, photo credits: www.palazzodiamanti.it)

Piero di Cosimo, La liberazione di Andromeda (1510 ca. olio su tavola, Firenze, Galleria degli Uffizi, photo credits: www.palazzodiamanti.it)

Per offrirvi un’idea più precisa dell’importanza dei pezzi esposti, ho trovato questo servizio che il TGR ha dedicato nei giorni scorsi alla mostra:

http://bit.ly/2dSWJDv

E qui lascio i riferimenti per visitare entrambe le mostre:

“Orlando furioso 500 anni. Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi”, Ferrara, Palazzo dei Diamanti, 24 settembre 2016 – 8 gennaio 2017

http://www.palazzodiamanti.it

“I voli dell’Ariosto. L’Orlando furioso e le arti”, Tivoli, Villa d’Este, 15 giugno – 30 ottobre 2016

http://www.ariostovilladeste.it

 

Pamela D’Andrea

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